Oscar 2020, trionfa Parasite

Per la prima volta il massimo riconoscimento dell'Academy va a un film non in lingua inglese. Tre premi a 1917, due a Joker, C'era una volta a... Hollywood e Le Mans '66. Niente per The Irishman
10 Febbraio 2020
Personaggi, Premi
Oscar 2020, trionfa Parasite

Un trionfo storico per Parasite alla 92esima edizione degli Oscar, che si è tenuta questa notte a Los Angeles. Per la prima volta, una produzione in lingua non inglese vince il premio per il miglior film. Per trovare qualcosa di simile dobbiamo risalire al 2012, quando il francese The Artist – che però era un film muto – ottenne il massimo riconoscimento dell’Academy.

Sconfitto il vincitore annunciato della serata, 1917. Forte di dieci nomination e dei successi ai Golden Globe e ai Bafta, il war movie di Sam Mendes deve accontentarsi di tre statuette: fotografia (seconda volta per Roger Deakins alla quindicesima candidatura), effetti speciali e sonoro.

BAFTA

George MacKay as Schofield in 1917, the new epic from Oscar®-winning filmmaker Sam Mendes.

Parasite è la prima Palma d’Oro (ottenuta al Festival di Cannes nel maggio 2019) a vincere come miglior film dai tempi di Marty, vita di un timido (1956). In bacheca altri tre riconoscimenti: scontato quello per il miglior film internazionale, meno attesi gli allori per la sceneggiatura originale e la regia a Bong Joon-ho, primo cineasta sudcoreano a vincere.

C’è un altro film presentato a Cannes che porta a casa due premi: candidato a dieci Oscar, C’era una volta a… Hollywood vince per la scenografia e Brad Pitt, miglior attore non protagonista. Resta a bocca asciutta Quentin Tarantino, considerato alla vigilia il vincitore del premio per la sceneggiatura originale.

Due i premi assegnati a Joker, ultimo Leone d’Oro a Venezia e il più nominato dell’edizione: Joaquin Phoenix, annunciatissimo miglior attore, e Hildur Guðnadóttir, terza donna a vincere nella categoria della miglior colonna sonora. Dal concorso di Venezia arriva anche Storia di un matrimonio (sei candidature): Laura Dern è la miglior attrice non protagonista.

Joker

Tra le sceneggiature non originali, Taika Waititi con Jojo Rabbit prevale sulla Greta Gerwig di Piccole donne (entrambi sei candidature). Il film tratto dai romanzi di Louisa May Alcott, al centro delle polemiche per la mancata nomination per la regia alla stessa Gerwig, porta a casa solo il riconoscimento per i costumi. Quasi una beffa.

Gli Oscar per il montaggio e il montaggio sonoro vanno a Le Mans ’66 – La grande sfida, che si presentava con quattro nomination. Bombshell – La voce dello scandalo s’impone nella categoria del trucco. Per la sua prova in Judy, Renée Zellweger conquista il secondo Oscar a distanza di sedici anni da Ritorno a Cold Mountain.

Miglior canzone a Rocketman, assegnato a Bernie Taupin e Elton John. La star britannica conquista il secondo Oscar a venticinque anni da Il re leone. Dopo la pausa dell’anno scorso, Pixar torna a vincere nella categoria del miglior film d’animazione con Toy Story 4.

Judy

Niente da fare per The Irishman, dieci candidature andate tutte a vuoto. In un’annata comunque di ottimo livello, Martin Scorsese (omaggiato con una standing ovation sollecitata proprio da Bong al ritiro del premio alla regia) sconta probabilmente i contraccolpi del conflitto tra Hollywood e Netflix.

Per la piattaforma streaming – che nel 2019 aveva vinto con Roma, proponendosi quindi come la nuova casa del cinema di qualità – è una débâcle. Delle ventiquattro nomination accumulate ottiene solo due premi, uno per la Dern di Storia di un matrimonio (che tuttavia forse l’avrebbe vinto comunque, essendo autorevole membro dell’Academy da tempo in attesa di un premio nonché membro di rango della cosiddetta aristocrazia hollywoodiana) e l’altro per il documentario, Made in Usa – Una fabbrica in Ohio, prodotto da Barack e Michelle Obama.

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