Ninna Mamma…

"L'istinto materno non è obbligatorio", dice il regista Fabrizio Cattani. Che porta in sala l'infanticidio di Maternity Blues
23 Aprile 2012
Ninna Mamma…

“Da sempre sono affascinato dall’universo femminile e mi interessava parlare di un tema difficile come l’infanticidio”, così Fabrizio Cattani, regista de Il Rabdomante, presenta Maternity Blues, da lui diretto e scritto insieme alla scrittrice Grazia Verasani (ha pubblicato nove romanzi tra cui Quo vadis Baby?).
“Bisogna capire che la maternità non è per forza una cosa naturale. Ancora di più adesso che la società e il ruolo della donna stanno cambiando. Oggi una donna ha più opportunità, ha un lavoro e vuole avere i propri spazi. E un bambino è anche un usurpatore, un tiranno del tempo della madre”, prosegue il regista che ha messo in scena l’opera teatrale From Medea-Maternity Blues (Sironi Editori) di Grazia Verasani cercando di renderla più cinematografica: “Non si svolge interamente nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione dello Stivere in Toscana, ma anche nel paesino. Questo ha permesso di dare maggiore respiro al film”.
“Questo testo teatrale nasce dalla mia rabbia verso l’opinionismo televisivo superficiale che c’è stato dopo il caso Franzoni. Non esistono le madri perfette e l’istinto materno non è obbligatorio”, dice la scrittrice che descrive quattro donne all’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario legate dalla colpa dell’infanticidio.
Eloisa (Monica Birladeanu) passionale e cinica ma solo di facciata, Rina (Chiara Martegiani) ragazza-madre che ha affogato la figlia nella vasca da bagno, Vincenza (Marina Pennafina) che nonostante la sua fede religiosa ha messo il figlio più piccolo dentro la lavatrice e Clara (Andrea Osvart) combattuta nell’accettare o meno il perdono del marito (Daniele Pecci) che ancora la ama.
“Il mio personaggio si porta dietro questo dolore come un pesante zaino sulle spalle”, dice Daniele Pecci, unica figura maschile nel film, “Volevo raccontare la contraddizione di un uomo che continua ad amare la propria moglie-mostro nonostante abbia ucciso i suoi figli”.
“Preferisco comprendere piuttosto che giudicare. Questa è  una storia di solitudini. Sono donne colpevoli innocenti ”, dice Grazia Verasani e il regista, che ha intitolato il film Maternity Blues dal nome della sindrome della depressione post partum , aggiunge: “Il film né le condanna né le giustifica. Vuole solo rompere il silenzio e portare attenzione su questo tema”. Maternity Blues uscirà nelle nostre sale il 27 aprile, distribuito da Fandango in quindici copie.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy