Nell’anno di Magni

Ottant'anni di vita e quaranta di carriera: il regista romano festeggiato nella sua città dai colleghi e dal ministro Rutelli
1 Aprile 2008
Nell’anno di Magni
Luigi Magni premiatodal Ministro Rutelli

Annus mirabilis per Luigi Magni, che festeggia insieme gli ottant’anni di vita e i quaranta dell’esordio dietro la macchina da presa (col misconosciuto Faustina). A celebrarlo ci ha pensato Cinecittà Holding, in una serata dove, più della proiezione de La Tosca, contavano le testimonianze (o la semplice presenza) di amici e colleghi, e di quanti hanno condiviso il set, spesso risorgimentale, dei suoi film: i giovani Fabrizio Gifuni e Valerio Mastandrea (insieme ne La carbonara, ad oggi l’ultimo titolo di una filmografia che conta quindici lungometraggi, più un paio d’episodi e qualche tv-movie), e poi Franco Nero (protagonista del Garibaldi il generale per la televisione) e Ninetto Davoli, “fiero di aver partecipato proprio a La Tosca, lavorando con un autore che ha dato lustro al cinema romano!”. E la romanità è stato il leit-motiv della festa: non poteva essere altrimenti, per il cineasta che più d’ogni altro ha raccontato la storia capitolina, quella classica di Scipione detto anche l’Africano e quella dei moti ottocenteschi, con film – da Nell’anno del Signore a In nome del papa re – che spesso l’hanno costretto a difendersi dall’accusa di anticlericalismo: “Ma io non sono mai stato contro la Chiesa – spiega Magni – solo contro il potere temporale”. È un grande esperto di storia, su questo non c’è dubbio: “Aveva una risposta pronta per qualsiasi domanda – ricorda Giancarlo Giannini, che per lui è stato Franceschiello di Borbone in ‘O re – e pure se non ce l’aveva se l’inventava, e andava benissimo lo stesso”. Ma non capita spesso, di coglierlo impreparato, perché “E’ un grande intellettuale, pochi di noi hanno fatto film così profondi e intelligenti”. Parola di Citto Maselli. E sono in molti a sottolineare la dimensione insieme colta e popolare del suo cinema, che si è espresso spesso in un dialetto romanesco capace di avvincere gli spettatori di qualsiasi latitudine: “Persino un napoletano come me”, confessa Mariano Rigillo, che con Magni ha avuto “l’onore di vestire la divisa di La Marmora”. All’affetto e alla stima per l’uomo (oltre che per la donna che gli sta accanto, Lucia Mirisola, costumista e scenografa dei suoi film) si accompagna il rimpianto per una filmografia – a detta di tutti – troppo breve: per Silvana Pampanini “poteva fare molti più film”, e dello stesso avviso è anche Alessandro Haber, che parla del “grande rammarico di non aver lavorato con un cineasta così capace di coniugare i temi sociali con il divertimento e l’ironia”. Ma non è detta l’ultima parola: “La tempra di Magni è sempre la stessa, il solito carattere dissacrante”, sottolinea il Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli consegnandogli in premio (meglio: in regalo) un’opera di Michelangelo Pistoletto: chissà che non si conceda un ritorno al cinema. Intanto, al candidato sindaco di Roma ha strappato la promessa di restaurare una storica targa commemorativa consumata dallo smog. “Daje ‘na pulita”, gli ha chiesto: e Rutelli ha rilanciato auspicando una proiezione in Piazza del Popolo di Nell’anno del Signore, che nel 2009 compie quarant’anni. La festa, per Gigi Magni, continua…
(Foto Pietro Coccia)

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