Moretti ci crede

"Con Valia Santella è nata una stella¿, dice il produttore di Te lo leggo negli occhi. "Ha un tocco da autrice"
2 Settembre 2004
Moretti ci crede
nanni moretti smoking

“Con Valia Santella è nata una regista con un suo tocco, con una sue eleganza ma anche un’autrice. Nei suoi scritti si avverte un’urgenza di raccontare che è molto bella, che trasmette entusiasmo. E infatti, contrariamente a quanto accade di solito, siamo stati noi produttori ad insistere per realizzare il film». Nanni Moretti parla così di Te lo leggo negli occhi, l’opera prima della regista napoletana Valia Santella, da lui prodotta, presentato ieri in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, che esce oggi in 52 copie in tutta Italia. Il film (la storia di un rapporto non facile tra madre e figlia, interpretate da Stefania Sandrelli e Teresa Saponangelo) ieri ha ricevuto un’accolgienza piuttosto fredda dalla critica ma Moretti non sembra turbato. “Con Angelo Barbagallo (il suo socio nella sacher Film, ndr.) – dice il regista de La stanza del figlio – produciamo solo i film che ci piacerebbe vedere al cinema come spettatori. E rimango spesso stupito nel sentire colleghi che producono sceneggiature di cui non sono convinti. Per me rimane un mistero sia economico che psicologico. Noi crediamo che ci sia spazio per un cinema non scemo. E Te lo leggo negli occhi -aggiunge- è un film molto personale che tocca però temi molto universali come il rapporto madre-figlia”.
Moretti racconta di essere un produttore molto presente: “Noi produciamo pochi film proprio per questo. Ci piace seguire da vicino ogni fase della lavorazione mettendoci tempo, attenzione ed energia. Nel lavoro di produttore metto lo stesso impegno che dedico alla regia ma ho un po’ di angoscia in meno. Metto in moto due zone diverse della mia testa, che mi piace alternare ogni tanto”. Quanto alla presenza a Venezia da produttore con un’opera prima, Moretti dice: “A Venezia esordimmo da produttori 17 anni fa con Notte italiana di Carlo Mazzacurati. E il criterio è rimasto lo stesso: produrre film che andremmo a vedere in sala. Paura di portare questo film? No. Muller e i suoi collaboratori ci hanno chiesto di vedere il film e poi ci hanno detto che eravamo in Orizzonti e noi siamo stati ben contenti”, aggiunge. E e poi sottolinea di essere stato convinto del film: “Esce in 52 copie, che per un’opera prima non è niente male. Mi ricordo che il mio quarto film, Bianca, uscì solo in una sala a Bologna…”.

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