Moore ci riprova

Fahrenheit 9/11 di nuovo al vaglio della commissione censura Usa. Da domani in 2 sale a New York
21 Giugno 2004
Moore ci riprova

Si decidono oggi le sorti di Fahrenheit 9/11. Il documentario di Michael Moore uscirà domani nelle sale newyorkesi e da venerdì sarà nei cinema del Nord-America, ma la battaglia contro la “censura” (il film è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati) ingaggiata dai distributori è tutt’ora aperta. E’ previsto per oggi a Los Angeles (le 19 ora italiana) l’incontro tra Tom Ortenberg della Lions Gate e la commissione d’appello della MPAA per ottenere l’abbassamento del divieto ai minori di 13 anni. La decisione dell’MPAA sarebbe dovuta all’eccessiva presenza nel film di immagini violente, come corpi mutilati e bambini feriti, e di un linguaggio scurrile (incriminata è soprattutto una sequenza in cui un soldato americano in Iraq ripete con insistenza una parolaccia). L’ex governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo, oggi rappresentante legale di Moore ha spiegato, però, che il tutto si limiterebbe a soli 3 minuti su 2 ore di film. Cuomo non sarà tuttavia presente al dibattimento, perché – motiva l’MPAA – in quanto impegnato fin dal principio nella realizzazione di Fahrenheit 9/11 sarebbe troppo di parte. Intanto i rappresentati del regista fanno sapere che Moore non ha apportato alcuna modifica o taglio al suo documentario, che attacca esplicitamente il presidente Usa George W. Bush, accusato di aver strumentalizzato la tragedia dell’11 settembre e di aver permesso alla famiglia di Bin Laden si abbandonare gli Usa all’indomani del crollo delle Twin Tower, oltre ad avere manipolato la questione del terrorismo per spaventare gli americani e conquistare consensi per la guerra in Iraq. Da parte sua Moore ha detto di voler essere ricordato come l’autore del primo film “elettorale” in grado di spodestare un presidente. “E non è solo una speranza” chiarisce il regista vincitore di un Oscar con Bowling a Columbine e della Palma d’Oro proprio con Fahrenheit 9/11. Mai prima d’ora un documentario aveva sollevato un polverone simile, scatenando un vero e proprio dibattito politico a più voci non solo negli Stati Uniti ma anche all’estero. Sono, infatti, in molti a credere (e temere negli ambienti vicini a Bush) che il filmato possa realmente influenzare le decisioni di voto degli americani in vista delle elezioni presidenziali di novembre. I bookmaker parlano già di un successo annunciato – dopo il boom del precedente Bowling a Columbine – e ipotizzano incassi pari a 60-70 milioni di dollari, un risultato senza precedenti per un documentario e 10 volte superiore al suo intero costo di produzione. Molto dipenderà dalla decisione odierna dell’MPAA. Per la Lions Gate il simbolo “R” sulla pellicola potrebbe significare fino al 20% in meno di pubblico. Nonstante ciò per gli analisti della Nielsen NRG, gli spettatori saranno soprattutto costituiti da giovani intorno ai 25 anni, con prevalenza di uomini. E’ invece mistero sul numero delle sale che dovrebbero proiettare Fahrenheit 9/11. Per i distributori l’uscita è prevista in circa 800 cinema, ma la Move America Forward, associazione per la lotta al terrorismo che nei giorni scorsi aveva dato il via a una campagna online per il boicottaggio della pellicola da parte degli esercenti, il numero degli schermi si sarebbe ridotto a circa 417.

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