Michele Placido, tra Francia e Dell’Utri

"Vorrei fare un film sulla trattativa Stato-mafia", dice il regista. Che porta a Roma il suo Le guetteur (Il cecchino) e girerà a Lione L'innesto da Pirandello
12 Novembre 2012
Michele Placido, tra Francia e Dell’Utri

“Non sono autore in senso alto, non sono Rosi o Fellini, ma un buon professionista. Mi hanno chiamato i francesi attraverso il produttore Fabio Conversi, e con questa grande distribuzione, Studio Canal, abbiamo girato questo film di cui io non ho scritto un rigo. Mi sono adattato, è la mia avventura francese, e tutto nasce da Romanzo Criminale, che hanno visto tutti, da Auteuil a Kassovitz. Motore, azione e ciak, più la direzione degli attori, in base alle mie emozioni, ma non ho fatto null’altro”. Così Michele Placido presenta Il cecchino (Le Guetteur), fuori concorso al festival di Roma: produzione franco-italiana, nelle nostre sale a primavera 2013 con 01 (co-produce Rai Cinema), è un polar interpretato da Mathieu Kassovitz, Daniel Auteuil, Olivier Gourmet e gli italiani Luca Argentero e Violante Placido.
“Avevo altri 2-3 progetti francesi, ma ho scelto questo perché amo Jean-Pierre Melville, quel grande dialoghista dell’Audiard padre e i volti di attori quali Lino Ventura, Jean Gabin, Alain Delon. E con i due giovani sceneggiatori del Cecchino (Cedric Melon e Denis Brusseaux, NdR) ho spesso parlato de Il cerchio rosso”.
Insomma, Placido regista migrante? “Scelgo i progetti che  mi attraggono, e in Italia ci sono storie più interessanti di Romanzo criminale: pensiamo alla trattativa stato-mafia, di cui non è stato raccontato quasi niente. Non si vede nulla nel nostro cinema, io sono pronto a mettermi in gioco, ma anche tra gli autori c’è l’autocensura: siamo timidi, io farei un film su Marcello Dell’Utri, gli americani lo avrebbero già fatto, per capire le motivazioni del suo essere sotto osservazione da parte dei giudici”.
Dunque, “si ritornerà a fare film di denuncia, soprattutto i giovani entreranno nel vivo di quel che è accaduto negli ultimi anni. Sono meglio i giovani perché più incazzati, noi ci siamo seduti. Loro attendono un segnale da questo nuovo governo, che ha puntato sulla lotta all’evasione. Ma una nuova etica la devi dare soprattutto attraverso la cultura: cerchiamo di raccontare la storia d’Italia, il nostro governo dovrebbe racimolare 30 milioni per 4 film sulla storia civile del nostro Paese”.
“Dopo Il grande sogno non sono più stato lo stesso, e succede sempre con Michele: gli avrei detto sì anche se avessi dovuto fare un pescivendolo armeno. Non vedevo l’ora di impugnare la pistola dopo tante commedie: mi ha alleggerito, ora mi rimane da fare solo un supereroe mantellato”, dice Luca Argentero, che interpreta un bandito, mentre la sua donna, Violante Placido, aggiunge: “E’ un film al maschile, il mio è un ruolo marginale, ma ho scene molto intense, violente. Con mio padre ho in comune l’approccio istintivo e viscerale sul set: lui è un terremoto, mi mette in subbuglio ma fa parte del processo creativo. Anche Kassovitz è sanguigno, istintivo, mentre Auteuil è serafico”.
Se per Violante “il biglietto del cinema dovrebbe costare meno, così gli italiani oltre alle commedie andrebbero a vedere altro”, per papà Michele la strada è quella delle co-produzioni europee. E per lui il futuro continua a parlare francese: dopo Il cecchino, budget di 14 milioni e 400mila spettatori in patria, girerà a Lione L’innesto, tratto da un testo teatrale di Pirandello, con probabile protagonista Berenice Bejo (The Artist). “E’ la storia di una donna che ha subito violenza e nel suo delirio femminile scopre di voler tenere il bambino e farlo accettare al marito: fascino e mistero, questa storia è senza tempo. E l’ambiento in Francia perché lì ci sono più soldi”.

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