Marion, la vie en noir

"Depp è come Dillinger: un gentiluomo", dice la Cotillard. Da venerdì in sala con il suo amato Nemico pubblico
4 Novembre 2009
Marion, la vie en noir

“Ok, Dillinger era un gangster, ma non credo fosse cattivo. Si fece 10 anni di prigione per uno stupido errore, e poi iniziò a rapinare banche perché… sapeva farlo. Ma non era un assassino”. Back in the days, Billie Frechette avrebbe avuto una forte rivale al cuore di Dillinger: Marion Cotillard, il suo volto nell’attesissimo noir-biopic di Michael Mann, Nemico pubblico, da venerdì 6 novembre in sala (350 copie) con Universal.
Con l’Edith Piaf de La vie en rose prima a vincere l’Oscar per una prova in lingua francese nel 2007, la 33enne Cotillard è legata al bel collega e regista Guillame Canet (ex marito di Diane Kruger), con cui ha finito Le dernier vol de Lancaster e che presto la dirigerà in Les Petit Mouchoirs, ma quello per il nemico pubblico sembra più di un colpo di fulmine in wide-screen: “Dillinger trattava Billie con i guanti di velluto, perché era un gentleman. La rispettava e la proteggeva. E per una donna che cercava la propria strada in quei tempi difficili significava molto…”.
Proprio a questa relazione, inframmezzata da tre rapine, due evasioni e sparatorie a raffica, Mann dedica grande spazio, quasi per fissare sul côte femminile la peculiarità del John Dillinger di Johnny Depp: “Erano innamorati. Una cosa che mi piace di Michael (Mann, NdR) è che le donne hanno sempre un posto speciale nel suo cinema. Hanno ruoli chiave, non sono solo degli interessi sentimentali”, sottolinea la Cotillard.
Al suo gangster “anti depressivo”, toccarono due donne per due alterne fortune: l’amata Billie, appunto, e la “Signora in rosso”, una prostituta rumena che per assicurarsi la cittadinanza lo tradirà, consegnandolo al sanguinoso epilogo del 22 luglio 1934 di fronte al Biograph Theatre di Chicago, dove John aveva appena visto Manhattan Melodrama (Le due strade) con Clark Gable.
Alla sua prima prova Oltreoceano, anche per un’attrice capace del formidabile metamorfismo de La vie en rose non sono state rose: “Oh certo, anche da vecchia e malata la Piaf è stata meno ostica dell’accento americano che mi veniva richiesto! Non credevo di farcela, ma ho lavorato duro con un dialect coach”, confessa la Cotillard. Che in mano ha un altro asso da giocare prossimamente: Nine, l’all-star musical felliniano (8 ½) di Rob Marshall in cui è Luisa, la stanca moglie di Guido Contini (Daniel Day-Lewis).
Ma prima del novello Mastroianni, è tempo di rendere omaggio a un’altra star, Johnny Depp: “E’ come Dillinger: un gentiluomo. Non so come spiegarlo, ma ha qualcosa di speciale, lo puoi sentire”. Quanto sia speciale come attore, presto lo (ri)vedremo anche noi: Dillinger potrebbe fruttare a Depp il colpo che ancora gli manca, l’Oscar miglior attore protagonista…

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