Makhbalbaf giù di tono

Presuntoso e poco ispirato il suo Scream of the Ants. Il film dell'iraniano non scalda Torino
14 Novembre 2006
Makhbalbaf giù di tono

La sensazione che si riceve assistendo a Scream of the Ants, presentato fuori concorso dal regista iraniano Mohsen Makhmalbaf è quella di un autore che stia vivendo un momento di impasse, di stallo, e che al tempo stesso abbia raggiunto la consapevolezza, non sappiamo quanto condivisibile, di poter fare tutto, e in maniera credibile, con il proprio cinema. Raccontare la storia di una coppia “mista”, ma mista davvero, con lui ateo e lei credente, alla ricerca dell’Uomo perfetto, non è davvero cosa da poco. Porsi degli obiettivi così importanti, come quello di raccontare l’evoluzione di due persone che si amano, ma che sulla vita hanno idee radicalmente diverse, è senza dubbio un merito. Il problema è quello di scadere nei luoghi comuni, come spesso capita a Makhmalbaf. Per questo le cose più riuscite del film sono le immagini dell’India dove, dice il regista, è davvero difficile girare: “Ho realizzato in precedenza 17 film, ma per quest’ultimo ho collezionato la più grande pila di richieste di permessi di tutta la mia carriera”. Alcune scene sulle rive del Gange sono davvero stupefacenti, ed è proprio qui che si rivela il grande talento del quarantasettenne autore iraniano, il quale però non si rende conto di sbilanciare la storia, talmente forte e profondo l’impatto emotivo provocato da quelle sequenze in confronto alla pochezza dei dialoghi tra moglie e marito: troppo banali nella loro profondità assoluta. I due comunque incontreranno un guardiano di mucche che rivelerà loro di essere l’Uomo completo: la moglie riceverà da lui un foglio che potrà leggere solo dopo qualche giorno, mentre il marito, sempre più riluttante, non si degnerà nemmeno di guardarlo in faccia perché “non sopporta chi ha trovato le risposte”. Alla fine si scoprirà che l’Uomo completo ha semplicemente scritto su quel pezzo di carta una delle poesie più famose di Rabindranath Tagore, Occhi per vedere. Come punto d’arrivo di un percorso così complicato come quello dei due protagonisti ci sembra davvero uno dei più banali che Makhmalbaf potesse scegliere.

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