L’horror è qui e Wan

"Gli studios oggi guardano solo ai ragazzini: L'esorcista sarebbe impossibile", accusa il papà di Saw. Che porta in sala Insidious
27 Ottobre 2011
L’horror è qui e Wan

“E’ diverso dagli horror classici sulla casa infestata dai fantasmi: un omaggio, con qualcosa di unico”. Parola del regista malese James Wan, il creatore della saga di Saw, che porta il suo nuovo film Insidious al Festival di Roma (Evento speciale) e da domani 28 ottobre in sala con Filmauro. Interpretato da Patrick Wilson, Rose Byrne e  Barbara Hershey, musicato da Joseph Bishara, ha una “originalità: questo sottogenere horror è stato spremuto fino alla nausea, qui facciamo qualcosa di diverso rispetto a quel che il pubblico si aspetta”. Non solo, “l’horror è molto simile alla commedia: l’urlo e la paura sono primordiali come la risata. Con l’horror facciamo un giro sulle montagne russe, ci prendiamo la nostra scarica di adrenalina, senza essere toccati dal rischio: tanto più dura  è la nostra vita quotidiana, tanto più questo genere sembra prosperare”. Ma quali sono i modelli di Wan? Se Bishara cita Dario Argento e John Carpenter, James attribuisce al “mio amore per Argento la creazione di Saw”, nomina Mario Bava per il fantasy di Insidious e parla di “cicatrici indelebili” avute dalla visione di Poltergeist a 7 anni, nonché elogia Lo squalo e i primi lavori di Spielberg.
Omaggi e ispirazioni a parte, ha una certezza: “Per quanto possa tirar fuori idee folli, non posso competere con il mondo reale: non saranno mai così terribili. Cerco di realizzare film che spaventino, ma non di scioccare e ferire: voglio che la gente si diverta”. E precisa, nonostante i sette sequel di Saw, che “non faccio un film con in testa un sequel, semplicemente il miglior finale è quello aperto, sospeso” e che, come da sottogenere (case invase da presenze fantasmatiche), “l’effetto spavento è tanto maggiore quanto più la storia è radicata nel mondo reale: è la regola numero uno dell’horror”. Che, si sa, piace soprattutto ai più giovani: “Hanno un senso di immortalità, per cui vedere un horror li esalta e non li scalfisce. Ma c’è un problema: oggi gli studios fanno horror solo per teenager, e non sono più intelligenti come nella Hollywood degli anni ’70, quando erano fatti da adulti per adulti. Oggi realizzare L’esorcista sarebbe impossibile all’interno degli studios”.

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