L’Happy Family di Salvatores

"La felicità è un diritto, ma il clima è da Ventennio", dice il regista. Che ritrova Abatantuono e Bentivoglio
17 Marzo 2010
L’Happy Family di Salvatores
Happy Family

L’incontro tra due famiglie milanesi molto diverse, per ceto e abitudini, che entrano in contatto quando i rispettivi figli 16enni decidono di sposarsi. Se Filippo (Gianmaria Biancuzzi) e Marta (Alice Croci) finiranno per mollare il piano nuziale, tra i genitori, da una parte l’avvocato Vincenzo (Fabrizio Bentivoglio) e Anna (Margherita Buy), dall’altra papà Diego Abatantuono e mamma Carla Signoris, il legame inaspettatamente non verrà meno…
E’ la scarna sinossi del nuovo film di Gabriele Salvatores, Happy Family, tratto dall’omonima commedia di Alessandro Genovesi, qui co-sceneggiatore, per il Teatro dell’Elfo e prodotto da Colorado con Rai Cinema: uscirà il 26 marzo con 01 Distribution in 250-300 copie. Nel cast anche Valeria Bilello e Sandra Milo, il motore è però Fabio De Luigi, un aspirante sceneggiatore che sta scrivendo una storia: quella, appunto, di Happy Family.
“Metto in scena qualcosa di rappresentato, non c’è realismo e non ci sono le strade di Milano, ovvero la vita, perché è difficile da controllare”, dice Salvatores, mentre Genovesi evidenzia “la sfida di rendere credibile ciò che è finto, dare ai personaggi una natura 3d” e il direttore della fotografia Italo Petriccione sottolinea “come, viceversa, troppo spesso il cinema italiano assomigli alla televisione”.
Sull’happy ending di questa Happy Family, il regista premio Oscar rileva come “in questo periodo non sembri mai arrivare nella nostra vita, allora ho voluto rievocare questo fantasma, perché tutti avremmo diritto alla felicità, come sancisce la costituzione americana e non, purtroppo, la nostra”. Inoltre, traendo spunto da una battuta detta da De Luigi nel film – “La gente non la si può prendere in giro e alla fine gli si deve dire la verità” – Salvatores aggiunge: “Oggi i tg sono diventati virtuali, e dicono troppe bugie. Il clima ricorda quello del Ventennio, e si sta pure realizzando il progetto della P2”. 
Dei suoi due attori-feticcio, Abatantuono e Bentivoglio, che ritrova – e si ritrovano – 20 anni dopo Turnè, Salvatores parla di “clima familiare”, con Abatantuono che elogia i colleghi (“Fabio ha fatto un lavoro della Madonna”), prende in giro le pause di Bentivoglio, ma lo vezzeggia: “Sembra passato solo un anno da Marrakech: con Fabrizio, c’è alchimia, confidenza, affetto. Viviamo vite diverse, ma è un’assonanza naturale”. “Come i Blues Brothers – ribatte Bentivoglio – Gabriele ha voluto rimettere insieme la banda: ci siamo trovati sul set come dei vecchi musicisti, aleggiava la familiarità e non c’era bisogno di prove. Il film invita a mischiarsi, a trovare nel diverso da sé il proprio amico e il proprio complice”, mentre De Luigi dice di aver “abbandonato l’abituale indecisione e detto a Salvatores: “Un altro come me non lo trovi”. Il mio sforzo è stato divertire, nonostante il mio personaggio avesse tutti gli elementi per non far ridere”.
Finale metacinematografico che ricorda I soliti sospetti, altre citazioni sparse e Simon & Garfunkel in colonna sonora (“Simon ci ha tenuto al telefono per ore, perché in effetti era la loro seconda OST dopo Il laureato…”), Happy Family parla anche di paura: “La paura è sempre stata utilizzata dal potere per non farci vivere: quando non l’abbiamo, ce la fanno venire”, conclude Salvatores. 

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