Lavoratori atipici

"I miei personaggi? Affrontano lavori terribili con spirito positivo", dice Lorenzo Vignolo. Che in Workers lancia la sua personale ricetta contro la crisi
9 Maggio 2012
Lavoratori atipici

Workers è la radiografia del momento che stiamo vivendo. E’ una commedia sui lavori che non vuole fare nessuno”. La butta sul ridere Lorenzo Vignolo, regista di Workers – Pronti a tutto, in sala dall’11 maggio distribuito da Istituto Luce – Cinecittà, e propone un antidoto alla crisi: prenderla con ironia e guardare il bicchiere mezzo pieno. “Per quanto i protagonisti facciano dei lavori terribili li vivono in modo positivo, ognuno è un’avventura, sono delle porte che fanno crescere. Li abbiamo fatti uscire dalla sociologia e li abbiamo fatti diventare divertimento”. I due proprietari dell’agenzia interinale “Workers” (Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci) ne vedono di tutti i colori e talvolta si imbattono in storie eclatanti, come quella di Giacomo (Alessandro Tiberi), bamboccione alle prese con Mario (Francesco Pannofino), un invalido insopportabile, o Italo (Dario Bandiera) che lavora in un allevamento di tori ed è innamorato di Tania (Daniela Virgilio). E poi c’è Alice (Nicole Grimaudo), truccatrice che sogna Hollywood, ma…
Una commedia in tre episodi nata dall’idea di un soggetto cinematografico poco diffuso fino ad oggi. “All’inizio Galliano Juso mi chiese – dice Stefano Sardo, sceneggiatore e compositore delle musiche insieme ai Mambassa – di sviluppare la storia di un badante e un paraplegico. Ma pensava che una commedia su un disabile non l’avrebbe mai accettata nessuno. Cinque anni dopo, alla luce del successo del film francese (Quasi amici), non sembra un’idea tanto strana”. Per Alessandro Tiberi “il cinema ha creato un pregiudizio intorno alla disabilità, mentre questo film non è buonista a tutti i costi”. Infatti, Mario Spada è una persona impossibile, “è un disabile con un carattere cattivo – dice Pannofino – ed è scorretto, mi sono divertito a calcare la mano su questo punto. Ho girato Workers in una pausa dalle riprese di Nero Wolfe, e questo è il bello del mestiere, passare da un personaggio all’altro”. O da un lavoro all’altro, come racconta la Grimaudo: “Grazie a R.I.S so prendere le impronte digitali e faccio anche le punture dopo due serie di Medicina Generale”. La maggior parte del cast (tra cui Nino Frassica e Luis Molteni) dichiara di aver fatto sempre e solo l’attore, qualcuno ha fatto lavori strani come il venditore telefonico di quadri (Andrea Bruschi). Vignolo riforniva i distributori automatici e Pannofino faceva il bibbitaro di tribuna Tevere. Poi c’è anche chi di lavori ne ha cambiati tanti: il comico di Zelig Pietro Casella non li conta nemmeno più. Nel film però, insieme alle comparse, ci sono disoccupati veri, “la donna africana l’ho incontrata per strada – spiega il regista – e ai casting non ho cercato professionisti”.
“I nostri personaggi non hanno più niente da perdere – nota l’attore siciliano Paolo Briguglia – fanno le cose più assurde con impegno perché il loro obiettivo è l’indipendenza”. Per Nicole Grimaudo rappresentano “questa generazione che non si piange addosso, per la quale l’importante è pagare l’affitto, anche a discapito dei sogni. I giovani sono pronti a tutto”.

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