Laguna nomade

"Siamo il sismografo del cinema italiano", dice Muller. Che dedica la Mostra a Chahine ed elogia il meticciato culturale
29 Luglio 2008
Laguna nomade

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“La selezione? Qualità in piena libertà, per riflettere le condizioni del cinema globale”. Così il presidente della Biennale Paolo Baratta presenta la 65esima Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 27 agosto al 6 settembre. A dirigerla per il quinto anno – e per i prossimi tre – Marco Muller: “Per la prima volta nel mio mandato, il programma che presentiamo è ancora inedito, non anticipato dalla stampa, perché i film li abbiamo presi al volo, molti ancora work in progress”. “Siamo il sismografo del cinema italiano – prosegue Muller – di cui offriamo uno specchio amplissimo: quattro film in concorso – Pupi Avati con Il papà di Giovanna, Ferzan Ozpetek con Un giorno perfetto, Marco Bechis con Birdwatchers, Pappi Corsicato con Il seme della discordia – più Paolo Benvenuti fuori competizione con Puccini e la fanciulla, realizzato in occasione del 150° anniversario della nascita del celebre compositore”. 14 le opere tricolori in cartellone, di cui un cortometraggio, Vicino al Colosseo… c’é Monti, “che il nostro Manoel de Oliveira (anche lui al Lido con un corto, NdR) Mario Monicelli sta finendo di girare”. “Il nostro lavoro – prosegue il direttore – è registrare quello che sta succedendo, per fare una mappa del cinema che ha saputo resistere e ritrovarsi in maniera prepotente”. Tra i film segnalati da Muller, “un bell’esempio di cinema nomade italiano è l’opera prima di Marco Pontecorvo, Pa-Ra-Da, che inaugura la sezione Orizzonti, come pure La terra degli uomini rossi – Birdwatchers di Bechis”, mentre sul fronte dell’impegno tout court è il dramma delle morti bianche a sbarcare in Laguna, con i documentari – Eventi in Orizzonti – La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, ThyssenKrupp Blues di Pietro Balla e Monica Repetto e – aggiunge Muller – “Yuppi Du, il primo film sulle morti bianche, ovvero Marghera, con Adriano Celentano che farà a Venezia la sua prima conferenza stampa in 15 anni, per parlare della sua idea di cinema”. Se il cinema africano torna in Mostra con “due opere capitali: Teza di Haile Gerima (Etiopia) e Gabbla di Tariq Teguia (Algeria)”, il Giappone fa tris con le animazioni dei maestri Hayao Miyazaki (Ponyo on Cliff by the Sea) e Oshii Mamoru (The Sky Crawlers) e il ritorno di Takeshi Kitano (Achilles and the Tortoise), le Filippine, “troppo volte colpevolmente assenti dal cartellone”, vanno in Orizzonti con Melancholia, film-fiume di Lav Diaz, il Sud-America può contare su una vetrina prestigiosa: il premio Robert Bresson della Fondazione Ente dello Spettacolo a Daniel Burman, che sarà asegnato il 2 settembre. 54 i lungometraggi in cartellone (di cui 49 in prima mondiale e 5 in prima internazionale), 11 milioni di euro di budget (di cui 8 finanziati con capitali pubblici), Burn after Reading dei Coen proiettato in digitale per inaugurare la kermesse, la 65esima Mostra del Cinema sarà dedicata alla memoria di Youssef Chahine, recentemente scomparso: “La sua idea di cinema pluralistico e contraddittorio – conclude Muller – è la nostra: nomadismo culturale”.

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