La seconda generazione di Noce

"Anche gli italiani possono disgregarsi dalla società", dice il regista. Con Mastandrea per Good Morning Aman
10 Novembre 2009
La seconda generazione di Noce

“Ero esausto di recitare in opere prime e vedere i registi piangere. Mi ero ripromesso di prendermi una pausa, ma ci sono ricascato subito: perché Claudio Noce ha un grande talento e perché la storia è molto interessante e poco retorica nell’affrontare l’integrazione e la disintegrazione sociale”. Così Valerio Mastandrea attore e co-produttore di Good Morning Aman, esordio al lungometraggio del premiato cortista Claudio Noce (Aria, Adil e Yusuf), che dopo la fortunata anteprima alla Settimana della Critica di Venezia arriva in sala il 13 novembre distribuito da Cinecittà Luce in 30 copie.
Protagonista Aman (Said Sabrie), teenager italiano di origine somala, e il romano Teddy (Valerio Mastandrea), ex pugile 40enne, uniti a Roma dalla ricerca dell’identità: “Racconto la seconda generazione attraverso una storia privata – dice Noce – perché il pericolo della retorica era dietro l’angolo. L’elemento portante è l’identità: uno si può disgregare dalla società anche essendo italiano, ovvero rinchiudersi in una prigione domestica in attesa che accada qualcosa, come l’incontro di Teodoro e Aman sulla terrazza, l’incontro a specchio di due predestinati. Per Aman, si tratta di un romanzo di formazione: diventa uomo grazie al sacrificio di Teodoro. Un ‘italiano che con la sua morte fa uomo un ragazzo di origine somala credo sia eloquente”.
Dal punto di vista stilistico, Good Morning Aman, con budget di produzione di 700mila euro, “unisce, come nei mie precedenti corti, una storia dai connotati documentaristici e naturalistici e, viceversa, uno stile niente affatto documentaristico, ispirato da Scorsese e, nell’approccio intimo ai personaggi, Cassavetes”, prosegue Noce, mentre Linda Vianello, produttrice con Angelo Russo Russelli e Dodo Fiori, sottolinea come “l’arte ritraendo la seconda generazione, come in questo caso,  possa aiutare a evitare i fraintendimenti sociali”.
Neonato produttore, esperienza da poco replicata con L’Aquila bella me, Mastandrea confessa di avere “ancora problemi a parlare da coproduttore: il mio è stato un apporto artistico dato in corsa piuttosto che puramente tecnico, cosa che non sono in grado di fare. Ora vedremo se continuare questa esperienza, ma il paragone con i tanti attori americani che producono non regge: lì il sistema cinema è una macchina, da noi ci sono le biciclette e pure i ladri di biciclette…”.

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