La scommessa di Frammartino

"Chiedo allo spettatore di farsi film", dice il regista de Le quattro volte. Oggi alla Quinzaine, senza Bondi: "Ci guarda da casa, a testa bassa"
16 Maggio 2010
La scommessa di Frammartino

“Il nostro governo è molto legato alla televisione, quindi è naturale abbia problemi con il cinema: è stato proprio Godard (che domani porta Fuori Concorso Film Socialisme, ndr), tempo fa a spiegare che per vedere un film in sala bisogna alzare la testa, abbassarla per vedere la televisione. Il ministro Bondi ci guarda da casa, a testa bassa”. Così il secondo italiano presente a Cannes, Michelangelo Frammartino, oggi alla Quinzaine des Réalisateurs con Le quattro volte, commenta l’assenza del ministro Bondi al Festival che tanto ha fatto discutere negli scorsi giorni. “Il film della Guzzanti non l’ho ancora visto – prosegue il regista – ma credo che si debba cominciare nel nostro paese a non accontentarsi solamente di tematiche forti, ma realizzare film con un linguaggio non innocuo”. Ed è proprio questa la scommessa di Le quattro volte, film “in togliere” come lo definisce Frammartino, che partendo dall’uomo (un vecchio pastore di un paesino calabrese abbarbicato sulle colline), si sposta su tutto quello che gli sta intorno (una capra, un albero, il carbone), solitamente “sfondo” in qualsiasi altra opera cinematografica: “Il protagonista da umano si fa oggetto – spiega il regista, al secondo lungometraggio dopo Il dono – così come lo spettatore, questo il desiderio alla base del mio lavoro, poco a poco si trasforma in film, da senziente che guarda in immagine”. Prendendo le mosse dalla testimonianza di scuola pitagorica secondo cui “abbiamo in noi quattro vite distinte e dobbiamo quindi conoscerci quattro volte”, il film riporta nelle terre d’origine il regista milanese: “L’accoglienza ad Alessandria del Carretto – paese dove si svolge il rito della Festa della Pita – è stata commovente, meravigliosa, racconta Frammartino, e credo che alla base ci possa essere un legame con Vittorio De Seta, che nel ’59 girò lì I dimenticati. E’ straordinario, ripercorrendo l’intera opera di quello che considero un grande maestro, notare come, seppur in lavori differenti, avesse già indagato filmicamente i 4 elementi alla base del film”.
Che subito dopo il Festival di Cannes arriverà in sala con Cinecittà Luce, in circa 25 copie: “Sulle bobine segnaleremo di dare enorme risalto al suono durante la proiezione, perché è stato fatto un lavoro teso volutamente a farlo nascere da dietro l’immagine, senza l’utilizzo del surround”, spiega il regista, che anticipa i progetti futuri (“un film d’animazione, sempre prodotto da Vivo Film, e incentrato su un bambino dell’Italia che va dal 1978 al 1981, triennio che racchiude il rapimento Moro e la tragedia di Vermicino, segnando di fatto il passaggio della vita dagli esterni agli interni, dominata dalla tv”) e svela un segreto straordinario: “L’omino che nel film si arrampica sull’albero di 21 metri durante la festa del paese sono io, perché nessun altro riusciva a salirci”.

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