La lezione di Rulli

"Raccontare l'handicap è un dovere civile" dice lo sceneggiatore, ad Alba con Un silenzio particolare
12 Aprile 2005
La lezione di Rulli
Lo sceneggiatore Stefano Rulli e il figlio Matteo

“Vivere con Matteo mi ha dato la possibilità di avere uno sguardo sulla ‘normalità diversa’. Ecco perchè abbiamo lavorato assieme a questo film”. Stefano Rulli si rivolge a un pubblico commosso dopo la proiezione di Un silenzio particolare, documentario che lo sceneggiatore ha presentato all’Infinity Festival di Alba. Matteo è suo figlio, ed è autistico. Negli ultimi due anni Rulli ha raccolto e montato le immagini che testimoniano la loro storia, dalle vacanze al mare alle visite presso “La casa del sole”, centro progettato per accogliere ragazzi diversamente abili. “Matteo è entrato a far parte del progetto in modo naturale, senza costrizioni. Entrava nell’inquadratura come se cercasse di dirmi qualcosa. Ecco perché ne è diventato il protagonista”. Ospite alle lezioni di cinema, Rulli ha dialogato con gli spettatori in un’atmosfera di forte partecipazione. Ha parlato del rapporto tra genitori e figli disabili, ha raccontato che ama leggere, scrivere, è un grande appassionato di cinema. Matteo invece non sa leggere, non riesce a rimanere seduto di fronte allo schermo per più di dieci minuti. “Non abbiamo mai visto un film assieme, eppure Matteo ha guardato Un silenzio particolare dall’inizio alla fine, e questo ha significato moltissimo per me. A volte, se tu sai di avere un figlio handicappato, preferisci non dirlo, perché ammetterlo lo rende più reale. E questo spaventa”. Una ragazza tra il pubblico gli ha parlato della difficoltà che c’è nella sua scuola ad accettare gli studenti disabili. “La gente deve chiedersi qual’è il viaggio che fanno queste persone dentro di loro” ha risposto il regista. “In molti hanno rifiutato Matteo, ma invece di viverla come una condanna ad un’umanità insensibile, l’ho vista come mancanza di conoscenza. Ecco perché alla base dei miei lavori c’è il bisogno di esprimere una coscienza civile, di testimoniare”. Lo stesso atteggiamento che adotta quando scrive per il cinema e la televisione. “Con Il muro di gomma – racconta – ho descritto il dolore dei familiari, il bisogno di cercare la verità. E lo stesso vale per Perlasca, Cefalonia, ma anche La scuola e La meglio gioventù. Vado alla ricerca di eroi normali, borghesi, perché eroe non è chi non ha paura ma chi sa superarla”. Di persone comuni e di handicap si è parlato anche con Laila Pakalnina, regista lettone che ha presentato al festival una raccolta di documentari e ha riscosso un forte consenso con Martin, nel quale intervista due genitori che parlano del figlio costretto su una sedia a rotelle. “Ho da sempre pensato che l’uso dell’handicap in una fiction sia una speculazione. Ma in questo caso è solo il ritratto di una famiglia coraggiosa, che mi ha aiutato a vivere” ha detto la regista. Nella sezione “Concorso” oggi tocca al finlandese For the Living and the dead della finlandese Kari Paljiakka e al canadese Ice Men di Thom Best.

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