La diva di Szabó

"Non recita anche nella vita" dice il regista ungherese. Che presenta il suo film con Annette Bening
6 Giugno 2005
La diva di Szabó

“E’ un film sulla lotta che dobbiamo fare ogni giorno contro i ruoli che ci vengono imposti dalla società, che vuole invitare lo spettatore a non avere paura di cambiare per tornare a essere se stesso”. S’intitola La diva Julia ed è interpretato da Jeremy Irons e Annette Bening (doppiata da Mariangela Melato), che per la sua interpretazione ha vinto un Golden Globe ed è stata candidata all’Oscar come miglior attrice. A presentarlo, questa mattina a Roma, c’era il regista ungherese István Szabó, che domani terrà anche una lezione di cinema all’Accademia d’Ungheria della Capitale. Distribuita dalla Mikado in 100 copie a partire dal 10 giugno, la commedia si ispira all’omonimo romanzo di William Somerset Maugham (edito da Adelphi) e racconta la storia, ambientata negli anni Trenta, della diva del teatro Julia Lambert (Bening), che dopo tanto recitare si rende conto di non essere mai stata realmente se stessa neanche fuori dalla scena. Ad innescare la crisi e la voglia di cambiamento è l’incontro con un giovane studente americano. “La diva Julia è un film contemporaneo – spiega il regista – perché parla di una malattia che affligge i nostri tempi: per essere accettati socialmente siamo costretti fin da bambini a interpretare dei ruoli. Tutti quanti, senza distinzione, indossiamo maschere diverse per ogni occasione: quella della brava moglie, del marito devoto. Non abbiamo mai spazio per noi stessi, fino a quando questi ruoli iniziano a starci  stretti. E allora subentra la voglia di dare una svolta alla nostra vita”. Il film affronta anche un altro tema molto contemporaneo, quello della paura di invecchiare: “Viviamo in un’epoca in cui tutto scorre velocemente, la moda e il mondo del lavoro sono per i giovani, e a quarant’anni anni ci si sente già vecchi. Anche il cinema cambia a una velocità notevole e non c’è più spazio per la qualità”. Sono poche le attrici che superata una certa età, come Annette Bening (“sulla sua scelta non ho mai avuto dubbi” dice il regista) riescono a trovare dei ruoli. “Le grandi dive di un tempo resteranno eterne – continua Szabó – Anna Magnani, Monica Vitti, Giulietta Masina. Le star di oggi durano al massimo due anni e poi sono costrette ad aprire ristoranti e ad imparare a cucinare”. Il regista ungherese parla a lungo anche della situazione del cinema europeo e del confronto-scontro con Hollywood: “Non mi piace fare paragoni, anche perché il cinema americano è diventato grande grazie al talento di quegli europei che, per ragioni politiche o religiose, sono stati costretti ad abbandonare il proprio paese e cercare fortuna negli Stati Uniti, come Billy Wilder. Queste persone, che parlavano lingue diverse, si sono inventate un linguaggio universale in grado di raccontare storie ricche di emozioni e sentimenti, ma molto profonde. Quelli che sono arrivati dopo, e che non avevano lo stesso background culturale, sono stati capaci solo di fare film sentimentali per adolescenti e bambini”. A ciò si unisce la mancanza “di un’industria e di un’organizzazione europea in grado di promuovere i nostri film all’estero” e “di storie da raccontare: le guerre, le rivoluzioni del XX secolo, il nazi-fascismo hanno fatto di quello europeo un popolo di perdenti, mentre gli Usa sono vincitori e i giovani al cinema adorano identificarsi con i loro eroi”.

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