Italiano medium

“Ho risputato l'immaginario tv della mia infanzia”, dice Maccio Capatonda. Che debutta al cinema con una caricatura "bipolare" del Belpaese
22 Gennaio 2015
Italiano medium

Dopo Zalone, Siani, Ruffini e i tanti altri comici della tv del Biscione, tocca a Maccio Capatonda tentare il complicato travaso sul grande schermo. Lo fa anche lui sotto l’egida di Medusa (la controllata Mediaset), sviluppando un finto trailer andato in onda nel 2012 all’interno del programma-contenitore di La7 Ma anche no. Il fake s’intitolava Italiano medio ed era la parodia di Limitless, in cui Bradley Cooper assumeva una misteriosa droga capace di ampliare le proprie facoltà mentali. Nel trailer ideato da Capatonda, al secolo Marcello Macchia, succedeva esattamente il contrario: la pillola ingurgitata dall’improbabile protagonista gli riduce sensibilmente la percentuale di cervello sfruttato, da un normale venti per cento a un modestissimo due.Il film – che uscirà il 29 gennaio in 400 sale ed è stato scritto, diretto, montato e interpretato da Capatonda – riprende ed estende quel trailer raccontando la mutazione di un italiano, Giulio Verme, da attivista con una ingombrante coscienza sociale a menefreghista della peggior specie, incurante di tutto e di tutti, sprovvisto di ogni senso civico e alieno al buon gusto, stimolato dagli istinti più beceri e allettato dalla vittoria a un talent–show per lobotomizzati: Mastervip. Spettatori-complici di questa evoluzione (?),un vecchio compagno di scuola, Alfonzo (interpretato dal sodale Herbert Ballerina), la moglie Franca (Lavinia Longhi), l’avvenente dirimpettaia Sharon (Barbara Tabita) e un gruppo di ecoterroristi che si fanno chiamare “Salmoni”, perché vanno sempre controcorrente.Ed è proprio la riuscita partitura corale, unita a una rifinitura formale insolita per operazioni di questo tipo, a rendere Italiano medio qualcosa di più e di meglio di uno sketch esteso. Alla prima per la stampa Capatonda e i suoi sono stati accolti da applausi e risate. Lui però non si scompone: “Non volevo mettere insieme una serie di gag – ma realizzare un film che raccontasse la mia personale visione dell’Italia. E non ci sono riuscito”, scherza il comico chietino. Che aggiunge: “So che tutto questo può essere letto come un insulto, ma credo che l’italiano non sia quello che sfrutta né il 2 né il 20 per cento del proprio cervello. E’ un po’ tutti e due. E’ bipolare, anzi tripolare. Il mio italiano medio sta tra l’eroe e lo scarto della società, con un finale un po’ a-Mario”. Poi, più modesto: “Avevo voglia di rilanciare la comicità delle caricature, quelle che un tempo facevano la fortuna del cinema italiano. Da Verdone a Troisi, fino a Frassica, che qui mi ha fatto il regalo di una piccola comparsata”. Si tratta di modelli presi a prestito “dai media, che ho immagazzinato nella mia infanzia, e che ho risputato come personaggi. Anche se alcuni non sono personaggi. Sono proprio quelle persone li”. Ma le ascendenze si allargano: “Ci sono un sacco di citazioni di cui nemmeno io sono a conoscenza. Zemeckis, Argento, Milos Forman. Ho iniziato con loro, poi mi sono buttato sul cinema impegnato”.

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