Io sono l’amore

Guido Chiesa riscrive la storia di Maria di Nazareth in un film, dice, "eterodosso, non eretico. Gesù è stato quello che è stato perché ha avuto la madre che ha avuto"
3 Novembre 2010
Io sono l’amore

La tesi è chiara: “se Gesù è stato quel che è stato è perché ha avuto una madre così”. Non lo diciamo noi ma Guido Chiesa, che in Io sono con te – ultimo degli italiani in concorso – riscrive la storia di Maria di Nazareth secondo un’ottica fondamentalmente pedagogica (Maria è un’educatrice di larghe vedute: si fida del figlio ciecamente tanto da lasciarlo libero di comportarsi come crede), intrinsecamente politica (in fondo chi è Maria? Una donna del medioriente che ha il coraggio di ribellarsi ai dettami di una “legge scritta dagli uomini” e ad una società maschilista) e profondamente umana: “La Grazia – sottolinea Chiesa – è accettare con amore tutto quello Dio ci dona. Dio appare nel film in tutto quello che questa madre fa per il figlio. Non abbiamo bisogno di rappresentare la trascendenza con il soprannaturale. Sarebbe contro lo spirito dei Vangeli canonici che, al contrario degli apocrifi, non accostano mai Gesù alla magia”.
Cosa ha spinto un laico non credente come Chiesa ad affrontare un personaggio chiave del cristianesimo? “Le idee formulate da Maeve Corbo, vera ispiratrice del progetto – dice il regista -. Ci ha fatto scoprire un’altra Maria, non la donna pia, umile e sottomessa dell’iconografia, ma una donna piena di grazia e di amore: la sua esperienza di madre ci ha colpito proprio nel momento in cui io e Nicoletta (Micheli, moglie di Chiesa e co-sceneggiatrice del film, ndr) ci preparavamo a diventare genitori”. E se il regista è consapevole che affrontare un argomento del genere è comunque affare scomodo, si dice convinto di “avere girato un film eterodosso ma non eretico rispetto alla dottrina cristiana”. Subito dopo però s’inoltra in un terreno pericoloso. A proposito della circoncisione dice: “Pensate che un uomo (parla di Gesù, ndr) che abbia subito un trauma del genere possa poi parlare di amore, di perdono e di regno dei Cieli per tutti?”. La parola passa a Nicoletta Micheli che spiega come “non ci si deve stupire se manca una prospettiva messianica nel film: volevamo riavvolgere il nastro dal tempo, ponendoci nell’ottica di gente che non poteva avere già una visione di quello che sarebbe successo. Dovevamo disincrostare tutti i nostri saperi, i nostri pregiudizi, per tornare alla genesi del concepimento, la nascita e la crescita di Gesù. Abbiamo spogliato la storia di tutte le nostre sedimentazioni culturali”.
Per quanto riguarda invece i riferimenti pittorici e cinematografici del film, Chiesa spiega di essere stato “influenzato dal Caravaggio, dal Giotto e dal Tintoretto in pittura, e dal cinema di tutti. Anche se quello religioso non mi piace poi molto, ad eccezione del Vangelo di Pasolini”. Io son con te è stato prodotto da Magda e Colorado Film in collaborazione con Rai Cinema, e vanta un cast internazionale: ci sono gli italiani Giorgio Colangeli e Fabrizio Gifuni che fanno i Re Magi con Jerzy Stuhr; Carlo Cecchi è Erode, mentre sono di nazionalità tunisina gli attori principali: Mustapha Benstiti è Giuseppe, Ahmed Hafiene è Mardocheo, Nadia Khlifi e Rabeb Srairi interpretano invece Maria da bambina e Maria adulta: “Quando abbiamo trovato in Tunisia questa giovane protagonista, Nadia, – dice Chiesa – che parla solo un dialetto tunisino, abbiamo anche scoperto che arabo, ebraico e aramaico sono tutte e tre lingue semitiche. Sono simili anche i loro costumi”. Peccato che il film uscirà – distribuito da Bolero dal 19 novembre – solamente doppiato…

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