In lutto per Lattuada

Il regista si è spento all'età di 91 anni. I funerali domani alla Chiesa degli Artisti di Roma
4 Luglio 2005
In lutto per Lattuada
Alberto Lattuada

Alberto Lattuada è morto all’età di 91 anni. Il regista si è spento nella sua casa di campagna nei pressi di Roma e i funerali si dovrebbero svolgere il 6 luglio nella chiesa degli Artisti di piazza del Popolo. Nato a Milano nel 1914, Lattuada era da tempo malato. Nel 1946, con Il bandito, il regista si confronta con la realtà del dopoguerra raccontando il ritorno a casa di un reduce che, avendo perso beni e affetti, si trova invischiato nel giro della malavita e diventa il capo di una banda di delinquenti. L’adesione di Lattuada al neorealismo, attraverso questo film, avviene in modo originale poiché allo sguardo di tipo documentaristico che caratterizza la prima parte del film segue un intreccio da film poliziesco. Anche in Senza pietà (1948) lo smarrimento della protagonista, costretta dalle circostanze a prostituirsi, viene rappresentato con uno stile ambivalente per cui alla descrizione realistica dell’ambiente che fa da sfondo alla vicenda (la pineta di Tombolo a Livorno) si unisce una narrazione articolata secondo gli schemi del poliziesco e del melodramma. Il Mulino del Po (1949), tratto da un romanzo di Bacchelli, pur essendo ambientato alla fine dell’ottocento, è pervaso da uno spirito neorealista che si evidenzia nella denuncia delle lotte sociali e dalle ingiustizie patite dai contadini delle campagne padane. Gli anni 50 si aprono con Luci del varietà (1950), diretto insieme a Federico Fellini, che coincide con l’allontanamento dalle tematiche tipiche del neorealismo per far luce sulle illusioni e disillusioni dei singoli personaggi e sull’analisi delle loro personalità. Tra i titoli più importanti di questi anni vanno ricordati Il cappotto (1952) e La spiaggia (1953), nei quali al profondo amore con cui vengono visti i personaggi corrisponde uno sguardo amaro e disincantato sull’ipocrisia di una società perbenista e bigotta, che isola i protagonisti in un vortice di solitudine e disperazione. I toni si addolciscono in Guendalina (1957), un tenero ritratto di quindicenne con cui Lattuada indaga il mondo adolescenziale tra malinconia e romanticismo. Negli anni 60, oltre ai consueti adattamenti letterari portati sullo schermo con impeccabile cura visiva (La steppa 1962), Lattuada affronta con disinvoltura generi diversi: il giallo (L’imprevisto 1961 e Il mafioso 1962), la commedia (Don Giovanni in Sicilia 1967), il film di guerra ( Fraulein Doktor 1969). Nei primi anni 70 Lattuada unisce la leggerezza della commedia a una visione più amara della realtà sociale, sottolineandone polemicamente i mali (arrivismo, successo, avidità), con titoli come Venga a prendere il caffè da noi (1970), Sono stato io (1973), Le farò da padre (1974). Negli anni 80 ha realizzato alcuni sceneggiati per la televisione tra i quali ricordiamo Cristoforo Colombo andato in onda sulla Rai nel 1985.

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