In assenza d’amore

"Un uomo e la sua linea d'ombra" spiega Adriatico. Alla regia di un giallo tra il personale e il politico
21 Marzo 2008
In assenza d’amore

Titolo evocativo, All’amore assente, per l’opera seconda di Andrea Adriatico: che dopo l’esordio con Il vento, di sera (plot liberamente ispirato all’omicidio di Marco Biagi) racconta di nuovo la politica da una prospettiva inconsueta. Il nuovo film, un giallo esistenziale presentato in novembre al London Film Festival, indaga sulla scomparsa di Andres, che per mestiere scrive i discorsi per un candidato alle elezioni. È un mondo che il regista conosce bene: “Ho fatto il ghost-writer anch’io”, confessa senza fare il nome dei committenti, “e ho iniziato a pensare a questo progetto, 4 anni fa, perché sentivo nel Paese un distacco nei confronti della politica, che oggi si è fatto persino più violento”. Il film esce in piena campagna elettorale, “è un segnale chiaro, ma non voglio esprimere la mia visione della destra e della sinistra, piuttosto raccontare un uomo colto nel passaggio della propria linea d’ombra, nel momento in cui perde la madre, scopre il tradimento della moglie, e intuisce una svolta nella propria sessualità”. Due livelli, il personale e il politico, che s’intrecciano: lo conferma il co-sceneggiatore Stefano Casi, che parla di un “protagonista che per lavoro scrive parole che non condivide, ma allo stesso tempo ama la poesia. Al punto di scrivere un discorso che non è un semplice comizio, ma usa i versi di Walt Whitman, il padre poetico della democrazia americana: quanto di più lontano dal clima della nostra politica di oggi”. E più vicino, semmai, al mood del democratico Barack Obama: “parole che creano corrispondenze di senso con l’elettorato, e non guardano soltanto all’efficacia”, incalza Adriatico, che ringrazia l’altro sceneggiatore, lo scrittore Marco Mancassola, per “aver regalato al film una dimensione più ampia di quella de Il vento, di sera”. Ambientato in Emilia Romagna, All’amore assente deve molto alle location razionaliste di Tresigallo, piccolo centro in provincia di Ferrara: “soltanto dopo aver visto L’amico di famiglia mi sono accorto che Sorrentino ed io avevamo entrambi cercato, l’uno a sud e l’altro a nord, uno sfondo del nostro immaginario cinematografico in quel particolarissimo stile architettonico”. Che regala al film un’atmosfera inconsueta, come la pioggia battente: “È il sottofondo acustico del film, ma anche un elemento simbolico: dalla prima scena, l’acqua ricorre spesso, e racconta il bisogno di pulizia del protagonista”. Per Francesca d’Aloja (nel film è la moglie di Andres, presto dietro la macchina da presa per la trasposizione del suo romanzo, Il sogno cattivo), “girare sotto la pioggia è stato un esercizio zen, ci ha aiutati ad entrare in una dimensione altra, diversa, notturna: del film mi ha affascinato l’antirealismo, la capacità di deformare la realtà”. Insieme a lei, nel cast, il protagonista Massimo Poggio, un cameo di Corso Salani, il regista Tonino Valerii (conosciuto in occasione del Roseto Opera Prima, il festival diretto da Valerii che premiò Il vento, di sera) e Milena Vukotic: “La sua è stata una lezione di grande professionalità”, ricorda Adriatico, “ha girato un piano sequenza di 9 minuti in condizioni difficilissime”. Le condizioni di tanto cinema indipendente italiano, realizzato con budget ridotti all’osso: All’amore assente, prodotto da Monica Nicoli per Cinemare, è costato 900mila euro, e dal 5 aprile trova la via delle sale distribuito da Vitagraph: prima uscita a Bologna, poi (in ordine sparso) Roma, Firenze, Milano. (Foto Pietro Coccia)

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