Il Walt Disney del fascismo

Pioniere dell'animazione in Italia, Luigi Pensuti ebbe una storia di amore e odio con il regime: che Pesaro invita a riscoprire
24 Giugno 2014
Il Walt Disney del fascismo

Luigi Liberio Pensuti (Roma 1903 – Molteno 1945) fu uno dei pionieri dell’animazione in Italia. Lavorò nel 1928 con Carlo Cossio, padre di famosi personaggi a fumetti come Buffalo Bill e Dick Fulmine, e l’anno successivo con Trilussa. Realizza con il poeta romano una serie di favolette animate fantasiose ma un po’ spinte, tra cui un geniale ‘sequel’ della Vispa Teresa in cui la protagonista è una procace ventenne, di cui vennero distrutte dal minculpop le poche copie realizzate con l’accusa di “oltraggio alla sacralità della famiglia”.
Nello stesso periodo fonda a Roma il SICED (Studio di Cinematografia Tecnica), specializzata in trucchi, pupazzi e titoli, e il suo impegno in questo progetto lo porterà a diventare il responsabile del “cinema a passo uno” dell’Istituto Luce. Nonostante i trascorsi, sembrerebbe che fu Mussolini in persona ad assegnargli l’incarico di realizzare dei brevi film d’animazione sulla prevenzione antitubercolare per la Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la Tubercolosi. Realizza così Campane a stormo, Taverna del Tibiccì, Nemico pubblico numero 1: brevi corti sull’importanza del rispetto delle norme igieniche di prevenzione e una richiesta ad aderire alla raccolta fondi che anticipa lo stile delle moderne pubblicità progresso.
Realizzò inoltre il geniale Churkill, una canzonatura di Churchill che viene descritto come orrido mostro in grado di trasformarsi in essere umano per andare a rubare in giro per il mondo.
Cartoni animati semplici ma geniali, schierati in quella maniera schietta e vagamente puerile tipica della propaganda del ventennio, presentati da Sergio Toffetti (direttore nazionale dell’archivio Cinema d’impresa) e Matteo Pavesi (direttore generale della Cineteca di Milano) nella sezione “Il mouse e la matita” durante la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dedicata interamente all’animazione nostrana.

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1 Comment on "Il Walt Disney del fascismo"

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Jacopino Marco
Ospite

In molti , che poco sanno di cinema, c’è una forma di disprezzo per quella che chiamano “lentezza ” di un film. Siamo ancora cosi provinciali … Nessuno conosce la leggiadra lentezza di Bela Tarr? O Andy warhol? Nessuno ha visto Solaris? O i film della “Nouvelle Vague “?

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