Il confine dell’Islam

Il viaggio di Stefano Mordini tra le comunità musulmane di Milano: "Tra noi e loro molte linee di demarcazione"
29 Novembre 2007
Il confine dell’Islam
Il confine

“Tra noi e l’Islam, non uno, ma molti confini”. A parlare è il regista Stefano Mordini, che porta al festival di Torino il documentario Il confine, viaggio tra i luoghi di incontro e preghiera delle comunità islamiche milanesi. Dalla storia di Saadi Nassim, indagato, arrestato e poi prosciolto dall’accusa di terrorismo, convinto che solo la legge islamica (sharia) possa salvare il mondo, a quella di Sultan Mohamad, che difende la liberà di essere moderato ma non doverlo dichiarare, passando per le donne di via Padova, Il confine ripercorre il quotidiano di tanti fedeli che il venerdì riempiono vecchi magazzini adibiti a moschee – in particolare quella di viale Jenner, frequentata da tunisini ed egiziani – per pregare Allah. “Non ho utilizzato i sottotitoli in italiano alle preghiere e ai discorsi in arabo – dice il regista di Provincia meccanica – per condividere con il pubblico la mia difficoltà di fronte a una lingua diversa, a una mimica che ci consegna la sensazione fallace di rabbia”. “Non è stato facile farci accettare in questi luoghi – prosegue Mordini – all’inizio ho trovato tutte le porte chiuse, mi sono quindi concentrato su viale Jenner, dove hanno compreso come forse fosse utile e interessante anche per loro mostrarsi”. 6 mesi di lavoro, innumerevoli interviste – anche al portavoce dell’Ucoii Hamza Picardo e Abd al Wahid Pallavicini, il primo convertito italiano all’Islam – poi non utilizzate, prodotto da Minnie Ferrara in collaborazione con Mikado Film, che lo farà uscire in dvd a marzo 2008, questo confine – dice l’autore – “progressivamente si è rivelato molteplice, sfaccettato: ho sempre avuto la sensazione di luoghi di difficile accesso, sia sul piano spaziale che comunicativo, a cui mi sono accostato con costante tensione verso la lealtà e il rispetto per l’altro”. “Non ho cercato presuntuosamente delle risposte – aggiunge Mordini – ma fissato un momento che il pubblico possa rivedere e reinterpretare criticamente, combattendo l’idea capitalistica della bulimia, dell’accaparramento culturale”. Primo Confine di una trilogia omonima, che prossimamente inquadrerà la comunità cinese e poi quella italiana sempre a Milano, il lavoro documentaristico non è per Mordini dissimile da quello finzionale: “Alla base deve esserci sempre la fiducia, nel rapporto con la realtà che trovi davanti o con gli attori sul set”. Sul versante fiction, Mordini dirigerà l’adattamento dell’autobiografia di Rossana Rossanda La ragazza del secolo scorso, scritto da Heidrun Schleef e prodotto da Luca Gudagnino, che arriverà in sala nel 2009: “Per me una tappa fondamentale, al di là di quale sarà il risultato artistico”.

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