I magnifici 500

Da Via col vento a Catene, la Treccani stila la classifica dei film che hanno fatto grande la storia del cinema
31 Maggio 2005
I magnifici 500
La locandina di Via col vento

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Da Roma città aperta a Via col vento, da L’esorcista a Schindler’s List, la Treccani stila la classifica dei 500 film più rappresentativi della storia del cinema, titoli che entrano nel Dizionario Critico dei Film, con il quale si conclude l’Enciclopedia del Cinema. A opere entrate nel mito della Settima Arte come La dolce vita, Apocalypse Now, Riso amaro, Psyco e Arancia meccanica, sono stati affiancati anche film discussi e controversi come L’impero dei sensi di Oshima Nagisa (“Film scandalo degli anni Settanta, al pari di Ultimo tango a Parigi – si legge nel dizionario – è probabilmente il primo film della storia del cinema che vuole e riesce a essere un film d’autore e, nello stesso tempo, un film pornografico”) e L’Esorcista di William Friedkin (“Probabilmente il più celebre film horror della modernità, modello imprescindibile per le successive trasformazioni del genere”). Ma anche pellicole meno scontate come Ecce Bombo di Nanni Moretti, (“ha mietuto vastissimi consensi soprattutto nel pubblico giovane, dando avvio al culto del cinema morettiano e rappresentando uno svolta nella lettura critica dell’universo giovanile e delle sue vivaci contraddizioni”), Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini e La febbre del sabato sera di John Badham (“il primo film totalmente dedicato alla disco-dance”). Un posto di riguardo il Dizionario Critico dei Film lo riserva anche a Catene (1949), di Raffaello Matarazzo con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Questo film rappresenta uno dei momenti più importanti della stagione del cinema popolare italiano “non soltanto per il successo commerciale (700 milioni all’epoca) o per le aprioristiche stroncature della critica impegnata, ma soprattutto perché riesce a fondere insieme l’estetica del neorealismo con la grande tradizione del melodramma italiano, contaminando questo con il realismo delle ambientazioni e uscendo da soggetti che fino a quel momento erano tratti più dalla librettistica d’opera che dalla vita quotidiana”.

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