Famiglia mon (a)Moore

"Due mamme, due papà, non conta: quello che vale è che i figli siano amati", dice l'attrice. A Roma con The Kids Are All Right e per ritirare l'Acting Award da Sorrentino
2 Novembre 2010
Famiglia mon (a)Moore

“La sfida, ogni volta, è quella di dare realtà, credibilità ai personaggi che interpretiamo: in questo caso non è stato così difficile entrare nel ruolo, visto che ho grande esperienza sia per quello che riguarda la vita di coppia che la genitorialità. Il film, d’altronde, racconta tematiche universali e la cosa davvero interessante è che presto ci si dimentica che la coppia in questione è formata da due donne”. Julianne Moore, che stasera al Festival di Roma riceverà l’Acting Award da Paolo Sorrentino (tornato dagli States in questi giorni dopo aver terminato le riprese del nuovo film con Sean Penn, This Must Be the Place), racconta così che cosa ha significato per lei interpretare The Kids Are All Right (oggi Fuori Concorso, a febbraio nelle sale con Lucky Red), diretto da Lisa Cholodenko e incentrato sul nucleo familiare anticonvenzionale formato da Jules (Moore) e Nic (Annette Bening), entrambe mamme della diciottenne Joni (Mia Wasikowska) e del quindicenne Laser (Josh Hutcherson): “Ormai negli States è assolutamente normale che sia così – spiega l’attrice – i miei figli vanno a scuola e hanno compagni con due mamme, altri che hanno due papà. La cosa veramente importante, come si capisce anche dal film e dallo studio sui bambini cresciuti con genitori omosessuali, durato qualcosa come 20 anni e pubblicato dal New York Times, non è questa: ciò che conta davvero è che i figli siano amati, seguiti nel loro percorso di vita e aiutati ad affrontare il momento in cui dovranno andare via”. Cosa che puntualmente accade in The Kids Are All Right, dove le due mamme in questione – insieme da molti anni – oltre a doversi confrontare con gli inevitabili rischi per quello che riguarda il venir meno della passione e il grigiore della routine, dovranno anche far fronte all’imprevisto ingresso nella loro vita di Paul (Mark Ruffalo), diciott’anni prima donatore e padre biologico di entrambi i figli, ora decisi a conoscerlo: poco a poco diventerà una presenza quasi quotidiana e per Jules anche qualcosa di più… “Jules è un personaggio che si sente perso, che si rende conto di non aver avuto una carriera a differenza di Nic, che ha dedicato tutto il suo tempo ai figli e che non riesce ad esprimere con precisione quello che sta provando”, racconta la Moore. “Quando incontra Paul si sente nuovamente apprezzata e commette un errore, che però riconosce e di cui si pente”, dice ancora l’attrice. Che tiene a precisare di non essere ancora arrivata ai cinquant’anni (“Ne ho 49!”) e di “apprezzare ogni giorno il fatto di poter vivere una vita che preveda amore e lavoro: sono fortunata, sono due cose che non dò per scontate”).
E a chi le chiede quali potrebbero essere gli accorgimenti che la società dovrebbe adottare per iniziare a modificare alcuni standard di pensiero, risponde: “Come esseri umani siamo abituati a suddividere tutto in categorie, riuscissimo a classificare di meno in base alla razza, alla sessualità o alla religione vivremmo sicuramente meglio. La battuta sui gay del vostro premier? Arcaica, infelice e idiota: credo sia imbarazzante esistano ancora questi atteggiamenti”.

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