Cultura di Stato

"La via non è mortificare la risorsa di cui l'Italia è più ricca", dice il presidente Napolitano. Che incontra cinema e spettacolo ai Premi De Sica
23 Novembre 2010
Cultura di Stato

“Dobbiamo (…) trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale. Ma è con serietà e convinzione che mi sento di dire: queste vie non le troveremo attraverso una mortificazione della risorsa di cui l’Italia è più ricca: la risorsa cultura, nella sua accezione unitaria. Adoperiamoci perché di ciò si convincano tutti e perché se ne traggano le conseguenze. Questo deve essere il nostro solidale impegno”. Risuona forte l’eco delle agitazioni del mondo dello spettacolo e della cultura nelle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nel Salone delle Feste del Quirinale ha accolto i vincitori dei Premi Vittorio De Sica 2010.
Nell’intervento seguito alla consegna dei riconoscimenti – per il cinema, gli attori Lino Banfi, Monica Bellucci, Alessandro Gassman, Franco Interlenghi, Micaela Ramazzotti e Riccardo Scamarcio, i registi Antonio Capuano e Giovanna Gagliardo, Luciano Ligabue e il produttore Francesca Longardi; per la cultura, Sandro Chia (arti visive), Carla Fracci (danza), Inge Feltrinelli (editoria), Alberto Arbasino (letteratura), Antonio Pappano (musica), Guido Ceronetti (poesia), Carlo Di Carlo (storia), Luca De Filippo (teatro), Sergio Zavoli ( società), Napolitano definisce altresì il “cinema italiano parte costitutiva della nostra identità nazionale, risorsa produttiva, fattore di prestigio e di attrazione dell’Italia nel mondo”, mentre sul fronte teatrale l’ETI è “ente inspiegabilmente soppresso” e i premi Gli Olimpici del Teatro “spero solo sospesi”. Non solo, se lo spettacolo è “industria che ha i suoi ritorni per il paese”, il capo dello Stato tenendosi “lontano – regola per me doverosa – dalla dialettica tra sindacati e governo”, considera “positivo quel che il ministro dei Beni culturali ha dichiarato sulle ragioni della protesta di ieri (…) e quel che ha annunciato in materia di ripristino di risorse per il FUS 2011 e di rinnovo delle misure di incentivazione fiscale al cinema”.
“Si è fatto carico della preoccupazione del mondo dello spettacolo, ma ha riconosciuto il mio impegno”, ribatte il ministro dei Beni e Attività culturali Sandro Bondi, che però definisce “una misura giusta la soppressione dell’ETI (Ente Teatrale Italiano) col personale trasferito alla Direzione Generale del Ministero,” per cui ha “accolto i suggerimenti di Alessandro Baricco”, nella direzione di “una consegna del teatro italiano alla società civile, come già per il Quirino e prossimamente per il Duse di Bologna, la Pergola di Firenze e infine per il Valle di Roma” e di un progressivo “coinvolgimento delle banche con accordi finanziari”. “Ma – sottolinea – bisogna fare in modo che la cultura diventi la leva non solo dello sviluppo economico del Paese, ma del rafforzamento della nostra democrazia”.
Viceversa, la compagna del ministro, l’onorevole Repetti, si trincera dietro un rigoroso “no comment” in merito alla consulenza da 25mila euro annui assegnata nel Fus 2009 al suo ex marito Roberto Indaco, riportata sul “Fatto” di oggi. “L’ho visto molto giù, depresso”, osserva Lino Banfi: “Il ministro ha delle responsabilità, ma è lui solo contro tutti: serve coesione”.
“Più chiaro di così non poteva essere”, dice invece Scamarcio del presidente Napolitano, sperando che “questo, ma mi pare al capolinea, o il prossimo governo sappiano recepire concretamente le sue parole”, mentre l’etoile Carla Fracci, l’unica a ricevere una standing ovation, si dice “molto addolorata per questa crisi: sono stata molto colpita anch’io, basti pensare al Teatro dell’Opera. Sto dalla parte del presidente Napolitano: bisogna essere ottimisti, anche in questo momento dove non c’è dialogo”. Ma la Fracci non punta il dito contro il governo o una parte politica: “Penso già di essermi esposta al riguardo, oggi dico solo che la mia politica è il mio lavoro”. “Bisogna fare qualcosa”, le fa eco la Bellucci, perché “rispetto ai 250 della Francia già noi produciamo solo 50 film all’anno: se si taglia ancora che succede? Un paese senza cultura si riduce allo stato animale”.
Viceversa, Christian De Sica loda Napolitano (“Discorso forte, vero”) e si dice d’accordo col ministro Bondi: “Deve farsi avanti la società civile, come già accade in Francia: per esempio, la Tim non dovrebbe solo fare gli spot con me e Belen, ma aiutare il Paese intero”. E sullo sciopero a oltranza con l’autofinanziamento invocato, tra gli altri, da Giovanni Veronesi: “Sono d’accordo, bisogna farlo. Nel mio piccolo, io ho aiutato, dovrebbero farlo tutti, anche chi guadagna molto più di me, che pago il 70% di tasse”.
Ultima parola a Sergio Zavoli, che definisce Napolitano “un umanista: citando Aragon, “solo il normale è poetico”, e il capo dello Stato ha reso normale questo Paese, parlando di cultura ma anche di politica e Costituzione, purtroppo spesso intese agli antipodi”.

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