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Autori, divi e capolavori restaurati: la politica del direttore Thierry Fremaux per una macchina perfetta. Al via domani la 65° edizione del Festival
15 Maggio 2012
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Già dall’affiche, come la chiamano i francesi, ossia Marilyn Monroe che spegne le candeline, si capisce in che direzione sta andando il festival di Cannes. ”Le patrimoine” è un pensiero costante, una priorità nell’agenda del direttore Thierry Fremaux. In pochi anni ha creato dal nulla una manifestazione a Lione (Festival Lumière), dedicata al cinema del passato che sta crescendo come un fungo. Il trucco, racconta, è fare in modo che gli spettatori si appassionino alla Storia e non solo a gossip e interviste di divi e star. Come? ”Mostrandogli cose belle: invitando attori, attrici, registi che parlino del loro impegno e della loro passione”. Se è vero che per comprendere il presente bisogna tornare alle origini, accanto alle anteprime più attese si potranno vedere Lawrence d’Arabia, Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, C’era una volta in America di Sergio Leone, con Robert De Niro gran cerimoniere. La direzione lungimirante di Fremaux fa sì inoltre che glamour e autori vadano a braccetto, la selezione della 65ma edizione è piena di titoli che fanno gola, per citarne qualcuno: Cosmopolis e in misura massiccia gli americani (5 in competizione, era dal 2007 che non succedeva) : Mud di Jeff Nichols (l’anno scorso alla Quinzaine con Take Shelter) con Matthew Mc Conaughey, Lawless di John Hillcoat (con Tom Hardy, il nuovo cattivo di Batman), Killing Them Softly di Andrew Dominik con Brad Pitt, l’erotico Paperboy di Lee Daniels, con Nicole Kidman versione Barbie e in apertura Wes Anderson con Moonrise Kingdom (cast super da Bruce Willis a Edward Norton e Bill Murray). Quanto alla mondanità, quest’anno c’è l’imbarazzo della scelta: Brad Pitt in pole position, poi Eva Mendes per Holy Motors di Leos Carax, Marion Cotillard in De rouille et d’os di Audiard e Vous n’avez encore rien vu di Alain Resnais, Nicole Kidman, Robert Pattinson. E Isabelle Huppert (Amour di Haneke), Kirsten Dunst, Benicio Del Toro (in veste di regista del collettivo 7 dias en la Habana), Kristen Stewart e Viggo Mortensen (On the Road di Salles). A fare da contrappeso a tanti lustrini i registi, che non raccontano certo barzellette. Incubi, deliri, ossessioni sono il refrain delle sezioni principali. Incominciamo dall’amore: parola che ritorna ben tre volte nei titoli della competizione: Like Someone in Love di Abbas Kiarostami ambientato in Giappone, una delle sorprese di questo festival, Amour di Michael Haneke e Love di Ulrich Seidl. Nel primo una ragazzina si prostituisce a domicilio, il fidanzato la scopre e un anziano cliente rimane intrappolato nel tragitto ; in Haneke il sentimento che lega una coppia di ottantenni (Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva) viene messo a dura prova da un infarto ; e nel primo capitolo della trilogia Paradise di Ulrich Seidl, l’Amore, non è certo da favola. La protagonista, fa un viaggio in Kenya alla ricerca di fortuna e di un po’ di compagnia. La vacanza si trasforma in un girone dantesco in cui la donna diventa vittima dei suoi stessi desideri. E se in After the Battle di Yousry Nasrallah gli scontri di Tahir Square fanno da sfondo alla storia tra un giovane pastore pestato e depredato di tutto e un’ecologista, in Ruggine e ossa di Audiard, Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts si ritrovano quando lei è tragicamente mutilata. Scherzi del destino? In Mud di Nichols Matthew McConaughey, tutt’altro che stinco di santo, è innamorato pazzo di Reese Witherspoon che invece fugge in continuazione. Assassini (Holy Motors), faccendieri (Lawless), misteri inquietanti (Beyond the Hills di Mungiu, ambientato in un monastero ortodosso ), infine l’Argentina delle favelas in Elefante blanco di Pablo Trapero (Un certain regard): lezione di miseria e nobiltà.

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