Boldi, no tu no…

"La Mostra celebra la commedia italiana e mi dimentica", dice l'attore di Fratelli d'Italia. "Come si fa a non considerare il film più visto in tv degli ultimi 20 anni?"
2 Settembre 2010
Boldi, no tu no…
L'attore Massimo Boldi

Ci saranno tutti, anzi no. E la prima, vera polemica “cinematografica” di quest’anno alla Mostra di Venezia scoppia per “La situazione comica”, la retrospettiva sulla commedia italiana inaugurata ieri con Compagni di scuola (1988), presentato al Lido dal regista e attore Carlo Verdone. Che in qualche modo ha aperto le danze per tutti gli altri protagonisti di quel periodo “comico” – da De Sica a Pozzetto, da Abatantuono a Banfi, da Villaggio a Montesano – attesi in questi giorni a Venezia. Non ci sarà però Massimo Boldi, comprimario in ben tre film di quelli in cartellone (Eccezzziunale veramente…, Il ragazzo di campagna e Fracchia la belva umana), ma “dimenticato” per quello che riguarda gli altri film interpretati da protagonista: “Quando la Mostra di Venezia decide di dedicare momenti importanti come questo al cinema italiano bisognerebbe farlo con più attenzione”, dichiara a Cinematografo.it Massimo Boldi, dispiaciuto e risentito per il fatto che nella retrospettiva non figuri, ad esempio, un film come Fratelli d’Italia, diretto da Neri Parenti nel 1989. “E’ il film più visto in televisione da vent’anni a questa parte – sottolinea l’attore – e so che Marco Giusti (tra i curatori dell’evento, ndr) ha fatto sapere a mio fratello Fabio (produttore, ndr) di averlo proposto per la retrospettiva, ma non ho mai saputo chi abbia deciso poi di non inserirlo. Ho anche chiamato Marco Muller poco fa, ma non mi ha mai risposto, sarà oberato di lavoro”.
Invitato comunque dalla Biennale (“mi hanno chiamato stamane”, confida Boldi) per accompagnare la proiezione prevista domani, 3 settembre, de Il ragazzo di campagna, l’attore ha deciso però di marcare visita: “Ho un piccolo ruolo in quel film e onestamente non credo sia giusto togliere il meritato, e completo riconoscimento a Renato (Pozzetto, ndr), vero protagonista della pellicola. Piuttosto, visto che quel film era del 1984, perché non inserire nel programma anche I due carabinieri, diretto e interpretato da Carlo Verdone, al fianco di Montesano, che all’epoca incassò 16 miliardi anche grazie alla mia presenza? Quello che non capisco è questa mancanza di coerenza: che cosa diranno quando non ci saremo più, che Boldi era un povero stupido? Non credo sia giusto, non credo sia vero: è un personaggio, ancora vivo, che al cinema ha dato tanto e ancora dà tanto”. E che non si intimorisce nel rendere noto ciò che pensa, come avvenne due anni fa in occasione della polemica sui David di Donatello: “E’ semplicemente una questione di chiarezza – conclude l’attore – e credo sia doveroso per me, personaggio ancora amato dal pubblico, anche quello dei giovanissimi, fare presente che c’è una certa parte di cinema italiano che sta tentando di relegarmi. E’ un fatto di casta, essendo uscito da una certa élite non vengo più preso in considerazione, ma viviamo in un paese libero e i riconoscimenti dovrebbero essere giusti per tutti”. La domanda, come direbbe qualcuno, nasce spontanea: “Si riferisce al momento in cui ha deciso di chiudere con la Filmauro e con i film natalizi al fianco di Christian De Sica?”. “Non in maniera diretta – risponde Boldi – anche perché con Aurelio (De Laurentiis, ndr) ho ancora oggi un ottimo rapporto, un’amicizia che risale ad ancor prima che iniziassi a fare l’attore, quando conobbi lui e suo padre (Luigi, ndr) sul set di Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista (1975, ndr), interpretato da Pozzetto, che seguivo giorno e notte, eravamo praticamente fratelli, nati come tanti altri che in questi giorni saranno al Lido, al glorioso Derby di Milano”.

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