Apocalypse Ben

"Prendo in giro i war-movies e gli attori che credono di combattere davvero", dice Stiller. In Italia con il suo Tropic Thunder
19 Settembre 2008
Apocalypse Ben

“Ho sempre amato i war-movies e credo che negli ultimi 30 anni i film americani sul Vietnam siano stati tutti molto importanti: ho scritto, prodotto, diretto e interpretato Tropic Thunder anche per questo, ma soprattutto perché – ed è un’idea che mi porto dietro dal 1987 (poco dopo aver interpretato la piccola parte di un prigioniero ne L’impero del Sole di Spielberg ed aver sostenuto il provino per Platoon di Oliver Stone, ndr) – trovo tremendamente divertente il fatto che tutti gli attori dei film di guerra raccontino di aver vissuto con tale intensità quell’esperienza come se avessero combattuto davvero, dimenticandosi quali siano le reali problematiche che i soldati veri sono costretti ad affrontare durante la guerra”.
Così Ben Stiller inquadra il suo ultimo successo, oltre 100 milioni di dollari in un mese di programmazione USA, Tropic Thunder, nelle sale italiane dal 24 ottobre in 350 copie per Universal, film nel film dedicato a tutte le star hollywoodiane che “dovrebbero cominciare a prendersi un po’ meno sul serio”. Partendo dal memoriale di un veterano del Vietnam (Nick Nolte), una megaproduzione sta per mettere in piedi “il più grande film di guerra mai realizzato”: per farlo, assembla tre fra gli attori più in voga del momento, l’eroe degli action Tugg Speedman (Stiller), deciso più che mai a farsi prendere finalmente sul serio, il comico Jeff Portnoy (Jack Black) e il cinque volte Premio Oscar Kirk Lazarus (Robert Downey Jr.), australiano devoto al “metodo”, tanto da sottoporsi ad un intervento di pigmentazione per entrare ancor meglio nella parte di un soldato afroamericano. I costi di produzione lievitano giorno dopo giorno, gli attori non carburano e l’impaziente Grossman (Tom Cruise, pelato e imbolsito) minaccia di interrompere tutto. Sarà allora che l’ex soldato suggerirà al regista (Steve Coogan) di portare i cinque protagonisti (nel cast anche il rapper Alpa Chino – leggetelo Al Pacino… – interpretato da Brandon T. Jackson, e il giovane Sanduski) nel cuore della giungla per fargli capire cosa realmente stanno cercando di portare sullo schermo…
“La seconda parte del film diventa un vero e proprio action – dice ancora Stiller – e il pretesto era quello di creare una situazione anomala per un gruppo di attori, armati a salve, convinti di combattere per finzione ma in realtà coinvolti in una vera e propria guerra con pericolosi trafficanti di droga”. Balza agli occhi, naturalmente, la performance anomala di Tom Cruise: “Con lui mi sono divertito moltissimo – racconta il regista-attore – l’idea di interpretare il ruolo del produttore l’ha avuta lui ed ha dimostrato un grande sense of humour, sia nel mettersi in mostra così brutto, sia nel continuo gesticolare con quelle mani giganti come per veicolare il suo pensiero”.
Grandi stelle che si mettono in gioco, ma se a passare sullo schermo fossero i divi della politica? “Se dovessi dirigere Sarah Palin (candidata vicepresidente di McCain) – conlude il democratico Stiller – probabilmente le farei fare la parte della cattiva…”.

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