Amore, Satrapi e nichilismo

"Nella nostra esistenza non c'è speranza", dice la regista iraniana. Che porta in concorso "l'art pour l'art" di Poulet aux prunes
3 Settembre 2011
Amore, Satrapi e nichilismo

“Un film nichilista, perché la vita è nichilista: nelle nostre esistenze quotidiane non c’è speranza. D’altronde, quando è lieto il finale lo si dimentica: pensate a Chinatown o a Romeo e Giulietta, la storia esiste perché i personaggi muoiono”.
Dopo la fortunata opera prima Persepolis, l’iraniana Marjane Satrapi presenta Poulet aux prunes, ancora co-diretto con Vincent Paronnaud, in concorso alla Mostra di Venezia. Tratto dalla sua omonima graphic novel, è un live-action con l’animazione a far gli sfondi e a ritagliarsi brevi sequenze o inserti: nella Teheran del ’58, segue gli ultimi giorni del virtuoso violinista Nasser Ali (Mathieu Amalric), che per un amore impossibile decide di lasciarsi morire. “Il film è per metà grande amore per la vita e per metà consapevolezza che tutti moriremo”, confessa la Satrapi, precisando: “Con Vincent, non ci poniamo limiti: Poulet aux prunes è una dichiarazione d’amore per il cinema, anzi, per la bellezza: l’art pour l’art”.
Indi, la Teheran che vediamo “non è realistica, ma sognata: non è tipizzata, perché né io né Vincent amiamo il folklore. Viceversa, è una storia d’amore, quella di un uomo che muore per amore, e può accadere ovunque”. Nel cast anche Edouard Baer, Maria De Medeiros, Golshifteh Farahani, Chiara Mastroianni, Isabella Rossellini, Jamel Debbouze e – non in carne e ossa, ma oggetto del desiderio – Sophia Loren, a sottoscrivere appieno la Satrapi è il protagonista Mathieu Amalric: “Non si può sopravvivere a un amore così: nella vita reale cerchiamo di farcela, e ce la facciamo, perché raramente l’amore ha questa intensità. Sulla scia di Sirk e Lubitsch, qui si esaltano gli ideali umani, i sentimenti della vita: è una terribile meraviglia decidere che non si possa continuarla”.
Ma la dimensione simbolica di Poulet aux Prunes non può non coinvolgere l’Iran odierno, che non casualmente dà il nome all’amata di Nasser Ali interpretata da Golshifteh Farahani: “E’ l’Iran che abbiamo perso, che è – dice l’attrice – scomparso per sempre: qualcosa che vogliamo e non possiamo ottenere”.

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