All’ultimo il Bresson

"Un premio a chi si è sempre impegnato per il riscatto dei più deboli", dice il Patriarca di Venezia. Che consegna a Loach il riconoscimento FEdS
4 Settembre 2012
All’ultimo il Bresson

E’ stato assegnato a Ken Loach, cineasta di origine britannica da sempre attento alle tematiche sociali, il tredicesimo premio “Robert Bresson” che la Fondazione Ente dello Spettacolo organizza durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
La consegna del Premio, moderata da Lorena Bianchetti, è avvenuta questa mattina presso lo sala Tropicana dell’Hotel Excelsior del Lido di Venezia. Alla cerimonia presieduta dal Presidente della Biennale, Paolo Baratta, dal Direttore della Mostra, Alberto Barbera, e dal Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, Dario Viganò, era presente il Patriarca di Venezia, S.E. Mons. Francesco Moraglia, che ha consegnato il premio insieme all’attrice Valentina Cervi.
Il Patriarca ha sottolineato come “in una società e in una cultura che fatica sempre di più ad allargare gli spazi della ragione il potente mezzo del cinema può aiutarci a riflettere. Ken Loach da sempre ha fatto entrare nel suo impegno di regista il riscatto degli “ultimi”, in particolare dei lavoratori sfruttati, dei precari e degli immigrati alla ricerca di un lavoro e di un riscatto sociale”.
“Secondo la tradizione romantico-kantiana – ha proseguito Paolo Baratta – l’arte si manifesta sotto la sua totale inutilità, ed è proprio in virtù di questa totale inutilità che ci scuote e ci provoca quella che potrebbe essere chiamata ansia ermeneutica. E poi vi è l’arte invece che ci scuote le coscienze e ci butta nella realtà e che ci aiuta a conoscere noi stessi come soggetti che operano nella storia. Il cinema ha questa straordinaria di vivere il tempo presente. Ogni Mostra la vivo come il sismografo del tempo presente. “Sono felice di questo premio – ha aggiunto Barbera – per un uomo che, politicamente schierato, ha manifestato e manifesta una coerenza personale fuori dal comune, un’attenzione al dialogo e al confronto sui grandi temi sociali e politici”.
“Abbiamo scelto Ken Loach – dichiara Viganò – perché sa raccontare le vicende dell’umano, sapendo che l’umano non ha mai nulla d’incompatibile con il Vangelo. Per Ken Loach il cinema può ancora cambiare il mondo: può entrare in fabbrica e nelle periferie, nella marginalità e nella disperazione, per uscirne più forte e consapevole”. Loach, onorato del premio, ha parlato del dovere etico di dar voce agli ultimi e della speranza che «il mondo cambi». “Sono felice di essere qui, considero questo riconoscimento vinto non solo da me ma da tutti i miei collaboratori: i film sono un’opera collettiva”.

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