A Wenders l’Orso d’Oro alla carriera

Al regista tedesco il massimo riconoscimento della Berlinale. In programma anche una retrospettiva con i dieci film più significativi
21 Agosto 2014
A Wenders l’Orso d’Oro alla carriera
Wim Wenders

Verrà consegnato a Wim Wenders l’Orso d’oro alla carriera del Festival di Berlino 2015 (5-12 febbraio). Per l’occasione il 12 febbraio verrà proiettato al Berlinale Palast, Il cielo sopra Berlino, che farà parte di una retrospettiva dedicata al regista e comprensiva dei suoi dieci film più significativi. Lo rende noto l’ufficio stampa del festival. “Rendiamo omaggio a Wim Wenders – ha commentato il direttore della Berlinale Dieter Kosslick- onorando uno dei più importanti autori contemporanei. Il modo in cui ha affrontato i vari generi cinematografici e il suo lavoro da filmmaker, fotografo e autore ha contribuito a dar forma alla nostra memoria del cinema, continuando a ispirare altri registi”.

Esponente di spicco del “Nuovo cinema tedesco”, una generazione di filmaker che negli anni ’70 rivoluzionò il linguaggio sulla scorta delle nouvelle vague europee e in aperta contrapposizione con la tradizione culturale e artistica nazionale, Wim Wenders fece il suo esordio alla regia con Summer in the City (1970), cui seguirono una cinquantina di titoli. Degli anni ’70 sono anche Prima del calcio di rigore (1971) e La lettera scarlatta (1972),mentre nel 1973 dirige Alice nelle città, il primo film in cui affronta la tematica del viaggio, che poi diventerà molto spesso una caratteristica delle sue pellicole successive, soprattutto dei due film successivi, Falso movimento (1974) e Nel corso del tempo (1975), che insieme ad Alice nelle città, costituiscono proprio per questo aspetto la cosiddetta ‘trilogia della strada’. Con Nel corso del tempo, da molti considerato il suo capolavoro, Wenders ottiene i primi importanti riconoscimenti, conquistando il premio per il miglior film al Chicago Film Festival e il premio della critica internazionale a Cannes.

Dopo L’amico americano (1977), lucida analisi sul cinema americano, e lo sconvolgente Nick’s Movie – Lampi sull’acqua (1980), sugli ultimi giorni di vita dell’amico e maestro Nicholas Ray, Wenders realizza nel 1982 Lo stato delle cose, ancora una splendida riflessione sul cinema che ottiene il Leone d’oro al Festival di Venezia. Nel 1983 il regista dirige negli Stati Uniti Hammet: indagine a Chinatown, prodotto da Francis Ford Coppola, poi realizza un nuovo road-movie, Paris, Texas (1984), grazie al quale conquista la Palma d’oro al Festival di Cannes.
Dopo Tokyo-Ga (1985), documentario sulla città di Tokyo e sul grande regista giapponese Yasujiro Ozu, dirige Il cielo sopra Berlino (1987), tenera e malinconica favola dei nostri tempi che gli regala ancora un riconoscimento al Festival di Cannes, questa volta il premio per la miglior regia.
Nel 1991 Wenders realizza Fino alla fine del mondo, pellicola complessa e frammentaria che coniuga i grandi temi cari al regista, il viaggio e la fascinazione per l’atto del vedere, ma che non ottiene il successo sperato e divide la critica e il pubblico degli affezionati.
Così lontano così vicino!, del 1993, è il seguito, intriso di citazioni cinematografiche, de Il cielo sopra Berlino e conquista il Gran Premio della Giuria a Cannes, poi, due anni dopo, nel 1995, Wenders dirige a quattro mani con Michelangelo Antonioni Al di là delle nuvole, piccolo affresco sui risvolti drammatici di ogni relazione amorosa che ottiene il Premio della Critica Internazionale al Festival di Venezia. Nello stesso anno il regista dirige anche Lisbon Story, il suo film più leggero e ironico, con la bellissima colonna sonora dei Madredeus.
Dopo Crimini invisibili (1997) con Gabriel Byrne e Andie MacDowell, nel 1998 Wenders realizza Buena Vista Social Club, emozionante diario del suo incontro con il musicista Ry Cooder e con i grandi artisti della musica cubana, mentre due anni più tardi firma l’originale giallo The Million Dollar Hotel, con Milla Jovovich e Mel Gibson, Orso d’argento al Festival di Berlino.
Nel 2002 torna dietro la macchina da presa per un episodio di Ten minutes older – The trumpet, pellicola sulla personale interpretazione del tempo di cinque registi, che esplorano nello spazio di soli dieci minuti le esperienze più complesse della storia dell’uomo. Nel 2005 è tornato negli Stati Uniti, come ai tempi di Paris Texas, per raccontare con Non bussare alla mia porta l’America delle periferie e degli spazi infiniti. Nel 2007 è invece tornato a girare, dopo decenni, in Germania per il film Palermo Shooting, ambientato in parte anche in Sicilia.
Negli ultimi anni la sua produzione si è concentrata soprattutto sul lavoro documentaristico realizzando Pina 3D dedicato alla coreografa e danzatrice sua amica Pina Bausch e Il sale della terra firmato a quattro mani con Juliano Ribeiro Salgado, figlio del grande fotografo brasiliano Sebastiao.

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