A qualcuno piace calda

Marilyn? Ha 86 anni, 4 figli e un marito italiano: quest'anno Venezia le darà il Leone alla Carriera. Firmato Claudio G. Fava, il ritratto impossibile di una diva immortale
3 agosto 2012
A qualcuno piace calda
Marilyn Monroe

Chiedersi che cosa avrebbe fatto Marilyn Monroe, quali traguardi di carriera e di personale affermazione avrebbe potuto raggiungere se non fosse morta nel modo che sappiamo, ecco uno di quegli esercizi, crudeli ma irresistibili, che formano (anche) il fascino della speculazione romanzesca e delle scadenze fantascientifiche e fantastiche che in essa ci hanno sempre affascinato.
Ci sono tanti libri e tanti film che giocano appunto con l’ipotesi: “se le cose fossero andate diversamente…..”. Si pensi a Sliding Doors (1997) diretto e sceneggiato da Peter Howitt e prodotto dall’intelligente Sydney Pollack, dove tutta la vicenda ruota intorno ad un interrogativo: la protagonista riuscirà a salire su un convoglio della metropolitana e pertanto scoprirà che il suo fidanzato la tradisce, oppure non ci riuscirà e continuerà a non saper nulla, sicché le due vicende correranno in certo modo parallele. O ai due film gemelli – Smoking, No Smoking (1993), dove tutto cambia a seconda che un personaggio accenda o non accenda una sigaretta e Alain Resnais mette il suo genio al servizio della ingegnosissima coppia di attori e sceneggiatori Pierre Bacri e Agnès Jaoui. I quali hanno adattato una commedia inglese di Alan Ayckbourne ad uso di una serie quasi infinita di pezzi di bravura soprattutto per Sabine Azéma e Pierre Arditi (anche da noi i recenti David di Donatello hanno reso omaggio a Bacri e Jaoui, compagni nella vita, a cui si deve il recente, piacevolissimo Il gusto degli altri). O, ancora, ad un film di parecchio tempo fa, L’ironia della sorte (L’ironie du sort, 1974) di Edouard Molinaro tratto da un romanzo di quel Paul Guimard a cui aveva già attinto Claude Sautet per L’amante (Les choses de la vie, 1970). Anche nel film di Molinaro una doppia possibilità: un attentato dalla Resistenza contro i tedeschi può accadere oppure può non accadere, con conseguenze umane ovviamente differentissime…
Perché la vita vera del cinema non potrebbe imitare il cinema? Ecco dunque una rapida serie di possibili opzioni. Cercando in qualche modo di parafrasare la carriera stessa di Marilyn. L’abbiamo abbandonata nel 1961 sul set de Gli spostati di John Huston, ove, con la sua irrequietezza nervosa ed i suoi perenni ritardi, ha finito con lo stancare un Clark Gable ancora magico ma già svuotato e. non ancora sessantenne, ormai vicino alla morte. L’anno dopo la tragedia sfiora ancora una volta la vita di Marilyn, che però il 5 agosto 1962 sfugge in extremis alla morte che sta per ghermirla (posso essere retorico, ogni tanto?) e all’ultimo momento si salva (non ho ancora stabilito come, né se si tratta veramente di un suicidio o di un tentativo di assassinio; vedremo un’altra volta). Per qualche anno la sua carriera subisce una svolta sgradevole. Le offrono pochi film, in genere mediocri e lei stessa, in quelli che accetta di interpretare, appare ingoffita e distante. La splendida ragazza ingenua di A qualcuno piace caldo, che pure risale solo al 1959, sembra ormai lontana. Poi, per diversi anni, Marilyn abbandona completamente il cinema, gli amici famosi la lasciano perdere (via via i Kennedy, di cui il giornalismo rosa ha tanto parlato, escono tragicamente dalla scena politica americana), lei comincia a rimanere senza soldi e si trasferisce in campagna – addirittura in Ohio – lontana dalla California dove è nata e cresciuta e da Hollywood che ormai le fa paura. Il tempo passa, gli ammiratori non la dimenticano (i suoi film continuano ad essere riproposti nei campus dove comincia ad essere amata dagli studenti che ormai contestano sempre meno la guerra in Vietnam) ma lei è sempre più smarrita, beve, si ingrassa, forse si abbandona alla cocaina, si lascia trascinare da amoretti violenti e fuggevolmente crudeli. Finché nel 1974 proprio Billy Wilder, l’immaginoso inventore di A qualcuno piace caldo, il sarcastico e tagliente Wilder che pero è animato da pura intelligenza e da uno spietato mestiere, decide di affrontare una battaglia generale per affidarle la parte di Betty Grant nel quarto “remake” di Prima pagina, centrato su Jack Lemmon e Walter Matthau. I produttori si oppongono in ogni modo e non sembrano avere torto. In effetti la parte era stata inizialmente tagliata a misura di Susan Sarandon, che non ha ancora trent’anni, ed ora Wilder la vuole dare alla Monroe che, nata nel 1926, ne ha quasi cinquanta. Ma qui il grande Billy, che pure non possiede più l’autorità assoluta di una volta, ingaggia una battaglia senza quartiere, rinuncia ad una gran parte dei suoi guadagni – può permetterselo, la sua collezione d’arte moderna vale già decine di milioni di dollari – rinchiude Marilyn in una feroce clinica di disintossicazione dove l’attrice perde una quindicina di chili e guadagna una quindicina di anni, fa della donna una piacevole quarantenne, riscrive la parte in modo che le si adatti e infine porta di peso Marilyn sul set, dove la costringe ad interpretare il film con un misto di candore e di invecchiata sensualità. E’ un trionfo, Marilyn riceve una nomination per l'”Oscar” – il premio andrà poi a Ingrid Bergman per Assassinio sull’Orient Express– e si trova improvvisamente rilanciata. Sembra diventata più saggia. Si abbandona all’ennesimo matrimonio, questa volta con un personaggio ancor piu diverso da quelli che lo hanno preceduto. Apparentemente risulta totalmente inattendibile. E’ nato 60 anni prima a Trani e in realtà si chiama Concetto Spirito Scucciolini La Pacchiarella. Emigrato ventenne negli Stati Uniti vi si è naturalizzato con il nome, più portabile, di Spiry S. Lapaque, facendo credere di essere un “cajun” della Louisiana, e pertanto di origine francese. E’ un genio fiscale e diventa famoso ad Hollywood compilando la dichiarazione dei redditi di centinaia di personaggi celebri. Per la Monroe si rivela, come si dice famigliarmente, “una mano santa”. Non solo le sistema definitivamente la situazione nei confronti del Fisco ne fa di nuovo una diva cinematografica. Poi riesce a farle assegnare dalla ABC una rubrica televisiva, il “Marilyn Show” che diventa famoso per la scioltezza svampita con cui l’attrice presenta cantanti, attori ed uomini politici (un giovanissimo Bill Clinton, non ancora Governatore dell’Arkansas, viene lanciato da lei come il più promettente sassofonista fra i politici americani). Infine la persuade a diventare una diva del piccolo schermo. Fra i suoi successi va ricordata la serie Murder She Wrote, inizialmente concepita per Angela Lansbury ma che ha consacrato definitivamente la Monroe come una sorta di ispettrice Clouseau del giallo televisivo. E’ appunto la serie nota in Italia come La signora in giallo.
Marilyn ha 86 anni, è grassa e felice ed è madre di quattro figli di Spiry Lapaque (Rosario ovvero Ross, Concetta ovvero Concy, Salvatore ovvero Salvy e Santino ovvero Sonny, come il primogenito di don Vito Corleone).
Quest’anno, a Venezia, le daranno il Leone d’Oro alla carriera.

Lascia una recensione

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy