The Aviator

USA, GIAPPONE, GERMANIA - 2004
The Aviator
Della vita dell'eccentrico miliardario Howard Hughes, industriale, produttore, regista, progettista e aviatore vengono narrati gli anni più avventurosi, quelli tra il 1939 e il 1947 prima che le sue paranoie (aveva paura dei germi) lo costringessero ad un isolamento claustrofobico. Vengono ricreati, quindi, gli anni d'oro di Hollywood, i suoi amori per le dive più belle e famose dell'epoca sullo sfondo del Club Coconuts e del Grauman Chinese Theater di Los Angeles.
  • Durata: 169'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SANDY CLIMAN, LEONARDO DI CAPRIO, CHARLES EVANS JR., GRAHAM KING E MICHAEL MANN PER WARNER BROS., MIRAMAX FILMS, IEG, FORWARD PASS, APPIAN WAY, CAPPA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2005)
  • Data uscita 28 Gennaio 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Callisto Cosulich
Quale etichetta applicheranno a The Aviator i prossimi dizionari dei film? Quella del "film biografico"? Speriamo di no, poiché sarebbe riduttivo. Come Toro scatenato non si limitava a tracciare la parabola del pugile Jack La Motta, ma profittava di lui, per offrire una rievocazione della Little Italy del dopoguerra, così The Aviator è in realtà la rievocazione altrettanto splendida di una stagione mitica del cinema americano, nella quale Howard Hughes s'introduce in qualità di produttore indipendente, creando "some disturbance in the industry". Curiosando nella vita di Hughes si trova tutto e il contrario di tutto: il figlio di papà, che eredita dal padre petroliere un reddito annuo di circa 2 milioni di dollari, il pioniere dell'industria aeronautica, nonché temerario pilota capace di battere parecchi record; il finanziatore dell'industria cinematografica, produttore e talvolta regista dei film da lui prodotti; il maccartista all'epoca della "caccia alle streghe"; il protagonista di uno scandalo finanziario per supposta truffa nei riguardi del governo degli Stati Uniti; il disastroso gestore della RKO. Senza contare il nutrito gossip sul suo harem, che sarebbe stato frequentato nel corso del tempo dai più affascinanti esemplari dello star-system hollywoodiano. E, per finire, il suo cupo tramonto in preda alle fobie, che sembra lo perseguitassero sin dall'infanzia, ma che col tempo si erano ingigantite sino alla morte, avvenuta il 5 aprile 1976 in un albergo di sua proprietà, in cui abitava da solo e da cui non usciva da oltre un decennio, lasciandosi crescere all'infinito unghie e capelli. Materiale per diversi biopic. Scorsese ha scelto un'altra via. Al mito di Hughes preferisce quello dell'ambiente che lo ha ospitato o, a seconda dei casi, sopportato: la Hollywood degli anni d'oro, rievocata ispirandosi ai costumi e alle scenografie dell'epoca, con un occhio ai film che Scorsese amò sin da quando era ragazzo e che lo indussero a intraprendere la carriera del cinema, come confessa nel Viaggio nel cinema americano, da lui realizzato nel 1995. A ben guardare, se nella filmografia di Scorsese volessimo cercare un precedente di Aviator, lo troveremmo proprio in questo film di montaggio. The Aviator non è un film citazionista e in definitiva non lo è neppure il Viaggio nel cinema americano. Basta il modo in cui le sequenze degli altri vengono montate per trasformarlo in un film suo, in un omaggio al cinema che ha amato e ama, che lo ha trasformato in un "malato di cinema".

NOTE

- GWEN STEFANI E' LA CANTANTE DEL POPOLARISSIMO GRUPPO "NO DOUBT"

- GOLDEN GLOBE 2005 PER IL MIGLIOR FILM DRAMMATICO, A LEONARDO DI CAPRIO PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO E A HOWARD SHORE PER LA MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE.

- 11 CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005 : MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (LEONARDO DI CAPRIO), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ALAN ALDA), MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (CATE BLANCHETT), MIGLIOR REGIA, MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR MONTAGGIO, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI, MIGLIOR SUONO.
- OSCAR 2005: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (CATE BLANCHETT), MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR MONTAGGIO, MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Si capisce cosa abbia attratto Scorsese nell'ascesa e caduta di Howard Hughes, inventore e pilota, produttore e regista, megalomane e patofobo destinato a finire i suoi giorni autorecluso, vittima di paure insondabili e ossessioni igieniche. Si capisce pure che dopo il fiasco bruciante del più azzardato 'Gangs di New York', il grande regista italoamericano volesse ripartire subito con un film su commissione, per quanto colossale, facendolo il più possibile suo. Eppure, malgrado i pezzi di bravura, le fastose ricostruzioni d'epoca del fedele Dante Ferretti, la gran mole di spunti di ogni genere, o forse proprio per questo, 'The Aviator' non decolla mai davvero. (...) Però qua e là affiorano disinvoltura, tinte forti, semplificazioni tipiche dei biopic targati Miramax. Così figure del calibro di Ava Gardner e Jean Harlow risultano buttate via, mentre la morbida Cate Blanchett è così brava che pur strafacendo fa una Katharine Hepburn credibile quanto diversa dal modello, una rossa aguzza e con labbra sottili. Più riuscito il lato aviatorio e industriale, le bravate, i voli di prova, gli incidenti tremendi, la lunga battaglia di Hughes contro il boss della Pan Am e il suo senatore di fiducia (Alec Baldwin e Alan Alda, eccellenti). Ma il film da 120 milioni di dollari resta inoffensivo, più laborioso che convincente, più fragoroso che davvero emozionante. Magari, con i costi raggiunti dai kolossal, è inutile aspettarsi lavori molto personali. Ma cos'altro chiedere a Scorsese?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 gennaio 2005)

"Un cineasta totale come Martin Scorsese non si discute, si ama. Figuriamoci se può dispiacerci la solita manfrina della compagnia degli Oscar, che sta per acclamare 'The Aviator' dopo avergli scippato almeno tre en plein ('Taxi Driver', 'Toro scatenato', 'Casinò'). Intendiamoci, il film che rievoca in quasi tre ore vent'anni cruciali (1927-1947) della vita del leggendario Howard Hughes è di tutto rispetto perché riesce a tratteggiare nella sfarzosa confezione i precisi contorni di un'icona misteriosa e maledetta della storia americana. Però succede che alcuni temi penalizzino gli altri, che i guizzi di classe estemporanea prescindano dal gioco di squadra, che il dettaglio prevalga sull'insieme: nell'inseguire la magnifica ossessione per l'aviazione, il cinema e le belle donne che scandì l'epopea di un antieroe paranoico e passionale, insomma, Scorsese ha messo troppa carne al fuoco e profuso a intermittenza il proprio talento visionario. Per sua e nostra fortuna Leonardo Di Caprio, ottimo attore danneggiato presso l'opinione corrente dagli isterismi delle fans, regge l'arduo compito d'impersonare le debordanti ambiguità del protagonista, facendolo oscillare sapientemente tra genio e follia, mitologia e megalomania." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 gennaio 2005)

"Dev'essere stato un bel problema per Martin Scorsese trovare la chiave giusta per raccontare un personaggio insondabile e non simpaticissimo; ma le 11 nominations attestano il successo dell'operazione in attesa di una convalida del pubblico. Sarà comunque un altro problema per i 5.800 votanti dell'Oscar decidere chi è più bravo fra Leonardo Di Caprio (Hughes) o James Foxx (Ray Charles). La differenza fra i due ispirati interpreti è che il primo ha dovuto reinventare il suo eroe dai documenti e il secondo ha imparato a imitare il leggendario musicista, che gli ha prestato la voce come cantante, attraverso un intenso rapporto personale. Penetrare nella psicologia e nelle motivazioni di qualcuno realmente esistito costringe l'attore ritrattista a un impegno duplice: da una parte si muove come uno psicanalista, dall' altra deve puntare a un' accattivante sintesi spettacolare. In tale senso 'The Aviator' e 'Ray', pur diversissimi, hanno in comune un atteggiamento nuovo: quello di evocare con il massimo della verosimiglianza i personaggi chiamati in causa, senza nasconderne vizi, debolezze e malefatte. (...) L'importante tuttavia è che dietro i protagonisti, come riesce in maniera eccelsa a Scorsese e in buona misura anche al Taylor Hackford di Ray, emergano il mondo nel quale hanno operto, gli ambienti, gli umori, le situazioni. E' un modo emozionale e tipicamente americano, di

"Mettendo in scena vent'anni di vita del magnate per eccellenza, Scorsese non ci fa mancare nulla del 'mistero Hughes': tycoon megalomane e iperdotato, personalità deduttiva e uomo politicamente ambiguo, eroe dell'aria e bambino autodistruttivo, protagonista di scandali. Si concede il piacere di girare scene alla maniera di Hollywood del tempo che fu; fino a riprodurre l'impasto cromatico della fotografia, senza tuttavia cadere nel feticismo. Realizza un incidente aereo mozzafiato. Malgrado lo strumento del flash-forward, riesce a introdurci per gradi al rovinoso declino dell'uomo, coniugandone i tratti di ambiguità e complessità con quelli di umanità. Evita i freudismi e le scorciatoie psicologiche, cosa meno facile di quel che sembri. Ci offre due ore e tre quarti di grande spettacolo. Non osa portare fino in fondo, però, l'implicito che poteva fare di 'The Aviator'. Un film geniale: così come demolì il mito della nascita di una Nazione ('Gangs of New York'), allo stesso modo aveva sottomano l'occasione di fare a pezzi il Sogno Americano, equiparandolo alla paranoia pura e semplice. Che ne fosse tentato, si percepisce da molti indizi (...) E invece Scorsese si è arrestato prima, è passato al fianco della volontà di potenza del personaggio, ha glissato sui rapporti tra successo, iperattività e nevrosi." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 28 gennaio 2005)

"Ricreando la Hollywood degli anni folli, il film resuscita Katharine Hepburn con la sua famiglia snob, Ava Gardner, Jean Harlow, Faith Domergue ma parla anche delle relazioni pericolose coi politici, le lotte per il dominio economico dei cieli, finendo con la maxi nevrosi che isola Hughes, terrorizzato dai microbi, dal mondo. Fastoso ma non festoso il grande 'Aviator' vola coraggioso, il cinema è come un volo anche per l' autore che non perde quota, ci appassiona con una furente voglia di cinema. Di Caprio resta giovanottello ma è bravissimo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 febbraio 2005)
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