Stazione Termini

ITALIA - 1953
Stazione Termini
Maria, giovane signora americana, arriva a Roma per trascorrere un periodo di tempo con sua sorella. Ha lasciato a Philadelphia il marito e la figlioletta. Quando conosce Gianni Doria, un insegnante italiano, però, si innamora pazzamente di lui e inizia una relazione con lui. Dopo un mese, in seguito a una telefonata dall'America, Maria decide di ripartire immediatamente. Gianni la insegue e la raggiunge alla stazione, chiedendole almeno una spiegazione. I due discutono a lungo e Maria, che aveva deciso di tornare da suo marito, sta per cedere alle insistenze di Gianni. Ma l'arrivo di suo nipote Paul le fornisce un pretesto per allontanarsi dall'amante e farsi forza. L'italiano, offeso, la schiaffeggia e se ne va per poi tornare sui suoi passi. I due amanti si ritrovano e si rifugiano in un vagone abbandonato. Lì vengono sorpresi da un frenatore che li porta entrambi al commissariato della Stazione. I due vengono rilasciati perché Maria, per evitare lo scandalo, dichiara al Commissario che partirà con il primo treno e non tornerà indietro. Gianni rimane solo e deluso e la guarda partire mentre lei gli giura amore eterno.
  • Altri titoli:
    Indiscretion of a American Wife
  • Durata: 93'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: VITTORIO DE SICA PRODUZIONI, MARCELLO GIROSI (ROMA) - DAVID O. SELZNICK STUDIO (USA)
  • Distribuzione: LUX FILM

CRITICA

"Il film, che comprende bellissime sequenze accusa tuttavia qualche squilibrio. Efficace l'interpretazione dei protagonisti". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 33, 1953)

"Film commerciale? No, non si direbbe che De Sica sia sceso tanto in basso, al contrario, qui c'è lo sforzo di conservare ad ogni costo la propria dignità (non le aspirazioni artistiche, si capisce) e l'indubbia capacità di attuare questo proposito. Non è il caso di essere spietati con 'Stazione Termini', perché si commetterebbe un grossolano errore (...). Il film è stato visto anche come un esercizio di stile. (...) La situazione romantico-moralista trattata da De Sica, secondo i pochi convinti suggerimenti di ZAvattini, si inquadra in un certo senso (e dunque, supera di molto i confini dell'esercizio di stile) in quelle vaghe correnti cinematografiche e letterarie insieme, che si sono profilate da poco tempo in Italia e che appaiono (...) molto sensibili alla sfiducia e alla accorta debolezza di tanta parte della nostra borghesia". (Fernaldo Di Giammatteo, 'Rassegna del Film, maggio 1953)
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