Ritorno a Cold Mountain

Cold Mountain

Ritorno a Cold Mountain
Durante la Guerra Civile americana, Inman, un soldato confederato ferito, intraprende un viaggio pericoloso per ritornare al suo paese d'origine, "Cold Mountain", e riabbracciare Ada, la donna di cui è innamorato e da cui la guerra lo ha portato via. Lei nel frattempo - dopo la morte del padre - sta imparando a condurre la fattoria di famiglia insieme alla giovane e indomita Ruby.
  • Durata: 152'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Charles Frazier
  • Produzione: MIRAMAX, BONA FIDE PRODUCTIONS, MIRAGE ENTERPRISES
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (2004)
  • Data uscita 13 Febbraio 2004

TRAILER

RECENSIONE

Fredda la montagna (di neve e di sentimenti) e calda la guerra (di sangue, violenza e tradimenti). Un panorama intriso del rosso di cadaveri affastellati dopo una battaglia (Petersburg, 1864, la seconda per numero di morti ed orrori della guerra civile americana, 620 mila caduti in totale) e del verde di una valle che sembra essere lontana da queste tragedie. Anche gli Stati Uniti nascono da una Rivoluzione prima e da uno sterminio fratricida poi. E Anthony Minghella, il regista del pluripremiato Paziente inglese, tenta di rincorrere ancora una volta l'Oscar (ha sette candidature, ma non quelle principali) con questo film imponente e suggestivo, languente ed epico (sembra ancora una rivisitazione della storia di Ulisse e Penelope), sentimentale e avventuroso, adattato dal best seller di Charles Frazier. Certo, può disporre di tre fuoriclasse: Jud Law è Inman, rustico contadino che con un solo bacio si innamora perdutamente di Ada, Nicole Kidman, figlia di un pastore - il bravissimo Donald Sutherland ' che vive riparata col babbo nel tranquillo paesino di Cold Mountain, nella Carolina del Nord. Lui partirà per combattere, sopravviverà agli orrori e diserterà per raggiungere, con tante e troppe vicissitudini tra la pietà, il furore e la fame, la splendida ed intrepida ragazza. E lei, sola tra i cattivi, a combattere e resistere e attendere e dire ogni venti minuti: "Torna, torna da me". Fortunatamente le si affianca Renée Zellweger, rustica, forte contadinotta, che ben allevata, solida e coraggiosa, riuscirà a proteggere, rincuorare e sorridere in mezzo a tanta tragedia. Insomma, Ritorno a Cold Mountain recupera e aggiorna Via col vento facendo, non si sa perché, sparire i neri (vero motivo, quello dell'abolizione della schiavitù, della guerra di Secessione americana), moltiplicando soprusi e violenze (come in ogni guerra) ed inseguendo con puntualità i primi piani dell'allibito Inman che giustamente riflette sull'abominio col quale ogni guerra si presenta nella storia dell'umanità. Stupenda e spaventosa la scena della battaglia iniziale, grandi orizzonti di rigogliosa, incontaminata natura (ma è la Romania, ove il film è stato girato), dispendio di attori e comparse, di costumi (disegnati da Ann Roth) e di scene (perfette, sono di Dante Ferretti), commento musicale adeguato e, per molti, alla fine, un sospiro di sollievo e, forse, anche una lacrima.
Luca Pellegrini

NOTE

- OSCAR E GOLDEN GLOBE 2004 A RENEE ZELLWEGER COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Innamorato del grande cinema epico di una volta, Minghella posa a nuovo David Lean. Ma il regista di 'Lawrence d'Arabia' e del 'Dottor Zivago' non avrebbe mai usato mezzi tanto facili. E avrebbe suggerito al suo protagonista un paio d'espressioni in più oltre l'occhio smarrito di chi ne ha viste e fatte troppe. Tanto più che in 155 minuti si guarda spesso l'orologio, malgrado comprimari di lusso come Donald Sutherland, Philip Seymour Hoffman, prete lascivo. E Brendan Gleeson, genitore pusillanime di Ruby riscattato da una tardiva vocazione musicale. Forse il personaggio più riuscito di questa epopea tratta dal romanzo omonimo di Charles Frazier. In cui tutti sono sempre troppo belli e troppo sani per crederci (che denti bianchi, a Cold Mountain...). Anche se curiosamente il regista dice di aver proposto alla troupe un solo modello: 'L'albero degli zoccoli' di Ermanno Olmi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 febbraio 2004)

"Fin dall'apparizione del best seller di Charles Frazier questa saga della Guerra Civile è stata accostata a 'Via col vento', ma è una cosa ben diversa. (...) Nell'adattare un romanzo di 500 pagine in cui un incontrollato fiume di parole intorbida l' ispirazione, Minghella ha realizzato un film stringato e nitido appena contaminato da un vago manierismo. Fra i protagonisti spiccano il tormentato Jude Law e la bizzarra Renée Zellweger come serva pragmatica, mentre Nicole Kidman soffre di un personaggio sfocato. A causa però di talune violenze atroci, che coinvolgono i bambini, il film non riesce a farsi amare; ed è perciò che un successo di stima non si è trasformato in successo di massa." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 6 febbraio 2004)

Una volta capitalizzata quella che è destinata a diventare una sequenza da antologia, 'Ritorno a Cold Mountain' non offre molto di più, quasi avesse esaurito tutta l'energia nello sforzo iniziale. (...) Quanto la sequenza di guerra è folgorante, altrettanto languenti e ripetitive risultano le altre; sia nella variante romantica dell'idillio, sia nelle situazioni di ferocia, qualche volta gratuite, che si dipanano lungo le due ore e mezza abbondanti del film. Il tutto sullo sfondo di un pacifismo generico che vorrebbe rinfrescare il colore a un melodramma vecchia-maniera dove due star su tre (Law e Kidman), si prendono troppo sul serio, la terza (Zellweger) non abbastanza." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 febbraio 2004)
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