Orlando furioso

ITALIA - 1973
Angelica, inseguita da numerosi ammiratori - tra cui Rinaldo e Ferraù - finisce per essere incatenata nuda ad una scoglio e offerta come vittima all'orca marina. Ruggero, a cavallo dell'Ippogrifo, riesce a liberarla dal mostro. Intanto Orlando, che vaga per il mondo alla ricerca dell'amata, viene chiamato in causa da Olimpia in bilico tra il promesso sposo Bireno e l'usurpatore Cimosco. Intanto Agramante approfitta della situazione, assedia Parigi e le dà fuoco. Nel corso della reazione di Carlo Magno, viene ucciso il giovane re Dardinello. Medoro, accorso per dargli degna sepoltura, viene ferito mentre il suo amico Cloridano muore. Angelica guarisce Medoro e se ne innamora. Orlando, che è riuscito ad uccidere la terribile orca, quando scopre che Angelica si è innamorata di Medoro, impazzisce.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, TECHNICOLOR, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: tratto dal poema omonimo di Ludovico Ariosto
  • Produzione: BRUNO PAOLINELLI PER N.O.C. CINEMATOGRAFICA, RAI TV
  • Distribuzione: INC

NOTE

- LA VERSIONE TELEVISIVA, PIU' LUNGA, E' ANDATA IN ONDA IN 5 EPISODI DAL 16 FEBBRAIO AL 16 MARZO 1975.

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1992.

CRITICA

"Le declamazioni, di tipo teatrale, hanno una grande varietà di toni: enfasi, ironia, mistero, serietà della follia, leggerezza della favola; ma tutte, dalle più valide alle meno felici, sembrano stonare con il mezzo cinematografico, forzando al dialogo o al racconto in prima persona una effervescente poesia che è fatta per la lettura e al 'meraviglioso' pervenire con mezzi assolutamente autonomi, letterari, completi nella loro espressività offerta alla capacità ricreatrice e del tutto interiore del lettore. Ne consegue che le scelte bizzarre di Ronconi e dei suoi collaboratori, pur attirando ammirazione per l'originalità e evidente serietà di impegno, puntualmente cozzano contro ciò che lo spettatore ha atteso, immaginato, desiderato. Le scenografie, ad esempio, sono tratte unicamente dagli interni di Villa Farnese (Caprarola), dalle Terme di Caracalla e da qualche ricostruzione di Cinecittà (come le brevi trascrizioni su scene teatrali): la cosa non può non lasciare perplessi, trattandosi di avventure cavalleresche, marittime e persino lunari. Analogamente, i cavalli, le navi, i mostri, trainati da corde, spinti da inservienti, scivolanti su rotaie, non appagano anche se il gioco è scoperto volutamente e il regista ha l'avvertenza di svelare i segreti dei trucchi. Nel suo complesso, fermo restando che il lavoro merita considerazione per l'impegno realizzativo e la sempre apprezzabile funzione di portare al pubblico i tesori della cultura del passato, si può supporre che otterrà ampi consensi, giudizi dubitosi e persino dissensi." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 78, 1975)
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