Metello

ITALIA - 1969
Metello
Rimasto orfano, il giovane Metello trova lavoro come muratore nel cantiere di un ex operaio che ha rinnegato il suo passato di stenti adeguandosi allo sfruttamento capitalistico del lavoro. Durante il funerale di un collega, Metello si scontra con la forza pubblica, intenta a far rispettare il divieto di esporre bandiere anarchiche, e viene arrestato. Uscito di prigione, abbraccia gli ideali socialisti partecipando allo sciopero generale proclamato per ottenere aumenti salariali. Lo sciopero si rivela lungo e infruttuoso e tra gli operai inizia a serpeggiare il malcontento. Quando un gruppo di questi decide di ripresentarsi al lavoro, per impedirglielo, Metello e altri si gettano in un furioso corpo a corpo con i gendarmi. La vittoria sindacale è vicina, ma la morte di uno degli operai segnerà tristemente il futuro di Metello.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: romanzo omonimo di Vasco Pratolini
  • Produzione: GIANNI HECHT LUCARI PER DOCUMENTO FILM
  • Distribuzione: TITANUS (1970) - CD VIDEOSUONO, RICORDI VIDEO, BMG VIDEO (PARADE)

NOTE

- ESTERNI GIRATI A FIRENZE E A ROMA.

- DAVID DI DONATELLO 1970 COME MIGLIOR FILM E DAVID SPECIALE AD OTTAVIA PICCOLO E MASSIMO RANIERI.

CRITICA

"(...) E' un film che ci propone un Bolognini inconsueto (...) sociale (...). L'attrattiva e (...) la grazia del film è proprio nella rappresentazione di quei primi conflitti sociali ai quali la squisita perfezione figurativa del regista finisce per dare la ingenuità e insieme la elegiaca lontananza retrospettiva dell'antica stampa. Significativo (...) l'episodio centrale: il funerale del muratore (...). E' una sequenza perfetta: guardate il gioco stupendo dei toni tra il rosso delle bandiere e il nero della cassa e del corteo, e l'irrompere (...) dei cavalleggeri con le loro (...) sciabole e arabescate divise (...). Il quadro è talmente bello che persino la violenza e la ribellione diventano pittoresche, raffinate, idealizzate (...)". (Filippo Sacchi, "Epoca", 12 aprile 1970).
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