La teoria del tutto

The Theory of Everything

GRAN BRETAGNA - 2014
La teoria del tutto
La storia di una delle menti più brillanti ancora in attività nonostante tutto: l'astrofisico Stephen Hawking. Nel 1963, il ventunenne Stephen è uno degli studenti di cosmologia più promettenti dell'Università di Cambridge, grazie alle sue ricerche mirate a trovare una spiegazione - semplice ed eloquente allo stesso tempo - sul funzionamento dell'Universo. Per di più, lo stesso anno incontra Jane Wilde, studentessa come lui a Cambridge, che diventerà sua moglie restando al fianco del giovane astrofisico anche quando gli verrà diagnosticata la malattia del motoneurone che attaccherà i suoi arti e le sue capacità, lasciandolo con una limitata capacità di linguaggio e di movimento e con circa due anni di vita da vivere. Grazie all'amore di Jane, al suo combattivo supporto e alla sua incrollabile determinazione, Stephen si rifiuta di accettare la diagnosi: finisce il suo dottorato - che include la teoria iniziale sulla creazione dell'universo - mette su famiglia e si imbarca nel suo lavoro scientifico più ambizioso, lo studio della cosa di cui possiede meno: il tempo. Mentre il corpo affronta limitazioni sempre più grandi, la sua mente continua a esplorare i limiti estremi della fisica teorica. Insieme, lui e Jane sfidano l'impossibile, aprendo nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, e realizzando più di quello che avrebbero mai sognato di realizzare. Perché come ripeterà più volte Stephen nel corso della sua difficile ma illuminante esistenza, «per quanto la vita possa sembrare cattiva, dove c'è vita c'è speranza».
  • Altri titoli:
    Die Entdeckung der Unendlichkeit
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, SXS PRO, (2K)/PRORES 4:4:4 (1080/24p), D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: libro "Travelling to Infinity: My Life with Stephen" di Jane Hawking
  • Produzione: TIM BEVAN, LISA BRUCE, ERIC FELLNER, RICHARD HEWITT, ANTHONY MCCARTEN PER WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2015)
  • Data uscita 15 Gennaio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
“Non è una storia di malattia, ma una storia d'amore”. Parola di Eddie Redmayne, Stephen Hawking per finzione e Golden Globe non per caso: bisogna credergli, perché il regista James Marsh (Man on Wire e altre belle cose) forse non è mai stato così ordinato, scolastico, omologato, ma qualche rovesciamento di senso, qualche eterodossia la sa ancora piazzare, pur nel recinto della narrazione per tutti. E, non c'è bisogno nemmeno di dirlo, che meravigliosa direzione d'attori: Redmayne metamorifico ed empaticissimo, ma pure la splendida Felicity Jones nei panni della moglie Jane Wilde.
Insomma, c'è tutto quel che fa il miglior cinema inglese: scuola, tradizione, serietà. Parliamo, si capisce, de La teoria del tutto (The Theory of Everything) sceneggiato da Anthony McCarten a partire dal libro di memorie Travelling to Infinity: My Life with Stephen di Jane Wilde Hawking.
Un dramma essenzialmente romantico, che mette al centro la relazione con l'ex marito e passa dalla diagnosi della Sla ai successi scientifici del celeberrimo fisico teorico. Nel cast anche Charlie Cox, Emily Watson, Simon McBurney e David Thewlis, non ha nulla di straordinario, ma è ordinariamente fatto molto bene: sì, in Italia l'avremmo fallito.

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2015 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (EDDIE REDMAYNE) PER LA CATEGORIA FILM DRAMMATICO E COLONNA SONORA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM E ATTRICE PROTAGONISTA (FELICITY JONES) PER LA CATEGORIA FILM DRAMMATICO.

- OSCAR 2015 A EDDIE REDMAYNE COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, ATTRICE PROTAGONISTA (FELICITY JONES), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE E COLONNA SONORA.

- DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Il film di James Marsh (Oscar per 'Man on Wire', documentario sull'uomo che cammina tra le torri) è la cronaca di un rapporto difficile, visto con gli occhi non rinunciatari della signora Jane Hawking che ha descritto la relazione in un libro molto sentimental mood edito da Piemme. Questo il limite d'una produzione corretta, in cui forse si vorrebbe sapere qualcosa di più del rapporto del genio con la sua materia stellare e il concetto di Tempo. Il vero mistero dell'universo morale è l'accettazione di Hawking delle sue condizioni, superiorità che gli ha concesso di valicare i limiti e di diventare una astro-star. Certo in queste occasioni comanda il cast: Eddie Redmayne, che ha preso lezioni di «disarmonia» da una ballerina, è così bravo che merita l'Oscar che forse avrà dopo il Golden Globe, attorniato da presenze intense, Felicity Jones e Charlie Cox, terzo lato di un triangolo più 'mielò' che bergmaniano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 gennaio 2015)

"A ciascuno i suoi supereroi. Ai ragazzi i personaggi Marvel. Agli adulti, geni e scienziati. Meglio se affetti da stranezze o handicap devastanti, come la malattia degenerativa che ha colpito il grande astrofisico inglese Stephen Hawking impedendogli prima di camminare, e poi di muoversi e di comunicare se non attraverso macchinari sempre più sofisticati. Non servono statistiche, la moda delle 'beautiful mind' e quella dei supereroi marciano di pari passo. Ma non lo diciamo per cinismo. Solo per sottolineare la contraddizione di fondo dei 'biopic' dedicati a figure tanto eccezionali. I percorsi più estremi dovrebbero infatti suscitare film audaci e innovativi. Invece, con rare eccezioni (il 'Wittgenstein' di Derek Jarman, peraltro eccentrico ma non handicappato), succede il contrario. Più il personaggio è unico, più il film batte strade collaudate, comprimendo avventure umane incredibili nelle due ore canoniche del film biografico (vedi anche il Turing di 'The Imitation Game'). Detto questo, se si accettano le regole del genere (e del paradossale star system cui appartengono queste figure), 'La teoria del tutto' è un piccolo gioiello di finezza. Convenzionale, come a suo modo 'The Imitation Game', ma elegante, accurato, animato da attori superlativi (e superfavoriti per le nomination agli Oscar, specie l'irresistibile Eddie Redmayne), disseminato di rimandi accessibili tra vicenda umana e teorie scientifiche. Nonché ispirato alla seconda versione, la più conciliante, delle memorie scritte dalla prima moglie dello scienziato (...). Dunque dotato di un punto di vista chiaro e legittimo che permette al film di concentrarsi sulla storia del loro incontro e del loro matrimonio senza trascurare l'essenziale o scadere nell'edificante. (...) Chi conosce i grandi documentari di Marsh, e il suo gusto per i personaggi eccezionali (lo scimpanzè di 'Project Nim', il funambolo di 'Man on Wire', premio Oscar), sa che può fare ben altro. Ma qui, semplicemente, gioca in un altro campionato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 gennaio 2015)

"Ottimo regista di documentari, James Marsh non va molto in profondità con i personaggi. Racconta soprattutto un'edificante storia d'amore, coinvolgente per l'impavida performance di Eddie Redmayne." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 15 gennaio 2015)

"(...) uno di quei biopic che, sia pure dedicati a personalità indiscutibili e costruiti con abbondanza di budget e professionalità, risultano talmente convenzionali e strappalacrime da sprecare le buone intenzioni di partenza. Il protagonista Redmayne nell'ardua incarnazione del giovane Stephen Hawking (...) è, certo, straordinariamente mimetico, però le eccellenze del film diretto dal mestierante britannico Marsh si fermano qui. Anche perché la parte del leone di questa maxi-soap opera la pretendono gli intrighi privati di Stephen sovrastati dalla figura della moglie (...). Il tutto annegato in un'overdose di ralenti, musiche edificanti, luci stucchevoli, colpi di teatro plateali con tanti saluti alla misteriosa essenza del genio oggi settantatreenne." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 gennaio 2015)

"(...) un dramma sentimentale piuttosto che il ritratto di un uomo di genio. (...) Trattasi di materia a rischio, di cadere con facilità nel convenzionale e nell'agiografico, il che in parte accade. Ma, sulla base della calibrata sceneggiatura di Anthony McCarten, Marsh riesce a risolvere con finezza vari problemi: dare adeguata evidenza all'iconico protagonista, fornendo una sia pur sommaria idea delle sue teorie e puntando a farne emergere il carisma sul gioco di sguardi, ora penetranti ora ironici ora malinconici, dello straordinario Eddie Redmayne, già recipiente di un Golden Globe per questa sua mimetica quanto interiorizzata interpretazione; mentre Felicity Jones impersona solidamente Jane in chiave di determinazione e costanza degli affetti. Il direttore di fotografia Benoît Delhomme conferisce una grana intimista/impressionista alla ricostruzione d'epoca, e la musica minimalista di Jóhann Jóhannsson si intona alla scelta di regia di evitare ogni affondo melodrammatico." (Alessandra Levantesi Kezic, 'La Stampa', 15 gennaio 2015)

"James Marsh (...) è al timone di un biopic rischioso, 'aggirato' nella storia d'amore coniugale. Nessun capolavoro ma interessante, su cui svetta la mirabile performance del giovanissimo inglese Eddie Redmayne, fresco vincitore di Golden Globe." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 15 gennaio 2015)

"Il titolo non sembra una calamita per le folle. Ma il dramma sull'astrofisico inglese Stephen Hawking (...) sa toccare le corde giuste. Commuove e affascina (...). Bella la storia (anche d'amore), perfetti i protagonisti. Si annunciano Oscar a profusione." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 gennaio 2015)
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