La stoffa dei sogni

ITALIA, FRANCIA - 2015
Una nave con a bordo una modesta compagnia di teatranti e pericolosi camorristi naufraga sulle coste di un'isola. Non un'isola qualunque, ma l'Asinara, isola-carcere in mezzo al Mediterraneo, dove diventa difficile distinguere gli attori dai criminali. Attraverso le picaresche avventure dei naufraghi si dipana il tema profondo della necessità dell'arte nella vita dell'uomo e quelli universali della colpa, del riscatto e del perdono.

CAST

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO. REALIZZATO GRAZIE ANCHE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N.244; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA E DELLA FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION, COMUNE DI CAGLIARI FONDO FILMING CAGLIARI; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN ASSOCIAZIONE CON IMPREBANCA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- PREAPERTURA ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015).

- DAVID DI DONATELLO 2017 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (SERGIO RUBINI) E NON PROTAGONISTA (ENNIO FANTASTICHINI), MUSICISTA, SCENOGRAFO, COSTUMI, TRUCCATORE (SILVIA BELTRANI), MONTATORE E SUONO.

- GLOBO D'ORO 2017 COME MIGLIOR FILM. ERA CANDIDATO ANCHE PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA, ATTORE NON PROTAGONISTA (ENNIO FANTASTICHINI, CANDIDATO ANCHE PER "CAFFÈ" DI CRISTIANO BORTONE) E COSTUMI.

CRITICA

"(...) uno dei film italiani più originali e sorprendenti di questi anni. Una riflessione vertiginosa e insieme tutta da godere sull'essere e l'apparire, la sostanza e l'illusione, cui il regista Gianfranco Cabiddu dà vita fondendo due lavori di Eduardo, 'L'arte della commedia' e la sua traduzione in napoletano della 'Tempesta' shakespeariana, appunto. Con quello spirito giocoso e serissimo che latita in tante grandi produzioni ma che dà a questo piccolo film tanto traboccante di idee quanto orgogliosamente artigianale le ali dell'immaginazione più feconda. (...) film sospeso in un'epoca astratta che però ha la coerenza e la necessità dell'immaginazione. Quella facoltà grazie a cui ognuno di noi, sia pure in modi diversi, può navigare in direzioni imprevedibili. Come appunto accade in questo 'La stoffa dei sogni', congegno semplicissimo e sofisticato insieme, scritto da Cabiddu con Ugo Chiti e Salvatore De Mola, sorretto da attori straordinari (in un piccolo ruolo compare per l'ultima volta Luca De Filippo) oltre che dall'ammirevole colonna sonora di Franco Piersanti. Uno Shakespeare reinventato, più Peter Brook che Greenaway, verrebbe da dire con slogan un po' facile. Se l'amore per i luoghi e le persone, per le immagini e per quei trucchi fatti a mano, non fosse una volta tanto così luminosamente, felicemente italiano." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 dicembre 2016)

"Finalmente un film italiano di cui si può andare orgogliosi. Gianfranco Cabiddu rielabora un testo di Eduardo De Filippo, 'L'arte della commedia', intrecciandolo con la traduzione che lo stesso Eduardo fece dell'opera-testamento di Shakespeare. Così genera un film che è al contempo raffinato (i personaggi sono 'doppi' di quelli teatrali, a cominciare dal Prospero del direttore e dalla figlia Miranda) e consapevole delle ataviche ingiustizie subite dalla sua Sardegna (il personaggio del pastore, dolente e buffo, che riattualizza Calebano). Ottimo il cast, con Rubini in uno dei suoi ruoli migliori di sempre." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 dicembre 2016)

"Grazie, ma non solo, a un cast formidabile - Rubini, Fantastichini, Carpentieri e Luca De Filippo - «La stoffa dei sogni» non soffre della tendenza al miserabilismo concettoso che contraddistingue il nostro cinema d'autore non ancora consacrato da infatuazioni mediatiche o allori festivalieri Gianfranco Cabiddu propone, infatti, un film che sembra partire da un'idea risaputa, ma poi riesce a dimostrarsi complesso, coinvolgente e ricco di sfumature nient'affatto scontate." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 dicembre 2016)

"Sogno e veglia, realtà e rappresentazione, una complessa, colta e intrigante combinazione di cinema e teatro. (...) La sfida a riconoscere chi è attore e chi non lo è, invece che dall'ufficio del prefetto passa per un ricatto, uno scambio con certi delinquenti fuggiaschi e la messa in scena della 'Tempesta' di Shakespeare. Sono carte di un coinvolgente gioco su arte e libertà. Un congegno di duetti (valido il duo Rubini/Fantastichini) corali (la prove) e assoli (il pastore)." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 dicembre 2016)

"(...) un funambolico triangolo di sapori, odori e suggestioni, ma anche un triplice salto mortale fatto di sapienza e poesia, di bravura attoriale e sensibilità umana." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 1 dicembre 2016)

"Piacerà a chi si lascerà intrigare dal cocktail tra De Filippo (il canovaccio è quello di una sua commedia) e Shakespeare (i richiami a 'La tempesta' sono evidenti). Eppoi il cast di veterani (Carpentieri, Rubini , Fantastichini) è di quelli che grondano simpatia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 dicembre 2016)

"Con due sceneggiatori, sia pure inconsapevoli, come Shakespeare e Eduardo, si va sul velluto. Il regista sardo Gianfranco Cabiddu ha saputo ben fondere 'La tempesta' e due testi di De Filippo (...). Perfetti il capocomico Sergio Rubini e il direttore della prigione Ennio Fantastichini." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 dicembre 2016)

"«La stoffa dei sogni» è la materia di Prospero e di Calibano, l'eterno shakespeariano metafora oltre il tempo del teatro e del suo potere di «smascheramento» della realtà. E alla 'Tempesta' di Shakespeare si ispira Gianfranco Cabiddu per questo suo 'La stoffa dei sogni': Shakespeare e Eduardo, di cui prende la traduzione del testo shakespeariano mescolandola con 'L'Arte della commedia'. Il risultato è una scrittura composita ma sempre fluida che riesce a distillare nelle immagini i sentimenti e la lievità della sua materia, quel gioco di vero e di falso che si confondono e si mescolano rivelando nella messinscena la natura ingannevole e illusoria delle cose. (...) Cabiddu riesce a costruire un equilibrio ben modulato tra i luoghi e la loro bellezza, la luce e il colore del mare, mai sfondo ma sempre parte della narrazione che trovano voce nella figura di Calibano, il pastore, e nella sua ostinazione a difenderli dalle invasioni straniere. E il gioco degli attori, tutti sintonizzati con i loro ruoli, a cominciare da Sergio Rubini, sempre coi toni giusti per il suo Oreste Campese, il capo comico che chiede comunque rispetto per il suo mestiere. Che come questo film, al di là dei suoi racconti, dei suoi intrighi e dei suoi equivoci esprime una riflessione sul ruolo dell'arte e dell'artista, che è quello di essere nel mondo ma insieme di rivelarne l'essenza come quando il telone cade e la trama delle vite prende all'improvviso un'altra direzione. E come il capocomico questo film rivendica la sua libertà di invenzione, di non esser perimetrato dentro il sistema dominante come quello stesso gusto «artigianale» con cui gli attori sull'isola fabbricano il loro palcoscenico e cuciono i costumi. La stoffa dei sogni è un'opera fuoriclasse che le sue corrispondenze le fa affiorare nelle passioni del regista e non nelle mode o nei format di mercato, il teatro, i suoi «maestri», ma anche (forse soprattutto) l'immediatezza di un'improvvisazione che nasce da un lavoro lungo, attento, dalla ricerca e da idee non scontate. Senza trucchi che non siano invenzioni: un vecchio libro con le illustrazioni della 'Tempesta', un continuo gioco come è essere in scena. È questa anche la capacità di riguardare ai «maestri», di farne propri gli insegnamenti senza cadere nella sola citazione o nella ripetizione di un modello. C'è qualcosa di commuovente in questo sguardo ma soprattutto l'energia di ricondurre dentro al teatro - e più in genere all'immaginario - il mondo. Le sue leggende, il passato e il presente." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 dicembre 2016)
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