Intervista

ITALIA, FRANCIA - 1987
Per aderire alle richieste di una troupe televisiva giapponese, Federico Fellini si lascia intervistare nel quadro di Cinecittà, là dove, nel 1940, arrivò, cronista sprovveduto e frastornato, per un "pezzo" su di una diva dell'epoca. L'occasione è buona per far rivivere quegli anni e quel mondo, colorito e vociante, che è il mondo dello spettacolo, in un viaggio nella memoria venato di nostalgia. Tutti lavorano con il regista, operatori, tecnici, attrezzisti, scenografi, assistenti vari e comparse, in una sostanziale e producente unità di intenti. Ora quei tempi sono passati, il tramvetto da Termini a Cinecittà non c'è più, Anita Ekberg e Marcello Mastroianni rivedono loro stessi nella celebre sequenza della Fontana di Trevi nella "Dolce vita", mentre i teatri di posa ci appaiono minacciosamente circondati da casermoni di cemento e perennemente aggrediti dalle antenne televisive. Eppure, tutta la gente del Cinema è ancora lì, rumorosa, tenace ma anche allegra, per lavorare con Fellini e per il Cinema.

CAST

NOTE

- GRAN PREMIO DEL 40 ANNIVERSARIO, ALL'UNANIMITA', AL FESTIVAL DI CANNES 1987.

- GRAN PREMIO AL FESTIVAL DI MOSCA 1987.

CRITICA

"Un "piccolo" film di Fellini, partito come special televisivo e diventato nel corso delle riprese, un'opera di normale durata cinematografica. Federico il grande è già avviato sul viale del tramonto: ad alcune idee folgoranti se ne affiancano altre proprio di seconda mano. Se non altro è un film pensato, scritto e realizzato ignorando gli schemi abituali." (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv')

"Film di cinema sul cinema, di cui mostra retroscena e incantesimi, umanità e volgarità, ma anche i mezzi artigianali, l'attrezzeria. Come ammette lui stesso, Fellini è un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')

"Con 'Intervista' Fellini torna ancora una volta a confidarci quasi affettuoso che ciò che può salvare è quello strumento di conoscenza, quel deposito di memoria individuale e collettiva, privata e pubblica, che è l'amarcord degli affetti e delle emozioni, le finzioni di fantasia, i retroterra vibratili e fervidi del lavoro. Possono apparire anacronistici, persino evasioni regressive, questi momenti che vengono di lontano, ma il pertugio salvifico è proprio qui, in questi modi felliniani di reinventare le piccole storie al margine della Storia, davanti a scenografie di finzione che tendono al sublime e si placano, non senza disparità e tensione, tra reale e metafora. Nel finale, visto che lo si chiede, Fellini ci illumina il set buio con un "raggio di sole", facendo ripetere l'ultimo ciak: romantico e bello nonostante ogni fastidio o delusione, resta questo "parlare cinema", per Fellini (ma anche forse per ciascuno di noi) l'artificio che ci può benevolmente spiazzare lasciandoci in dono un segno di speranza fuori dalla labirintica confusione del mondo d'oggi votato all'apocalisse. (Alberto Pesce, "Oltre lo schermo", Morcelliana, 1988)

"Dopo aver concesso tante interviste, dopo aver parlato tanto di sé, dopo aver fatto tante volte ('Otto e mezzo' eccetera) il cinema sul cinema, il gioco del set, Fellini ha dovuto compiere con 'Intervista' il passo risolutivo, oltre il quale il muro di Cinecittà si trasforma nella Roma onnivora dei palazzinari e dei mass media, la confessione delle confessioni che deve trattare anche i propri fantasmi alla stregua di quelli altrui. Così i piani dello scherzo felliniano (il cinema sul cinema sul cinema) si dilatano fino al punto misterioso in cui la realtà sta diventando invenzione, ma non cessa ancora d'essere realtà. (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 19 maggio 1987)

"Qual è il segreto della grandezza di Fellini? Come fa il mago di Cinecittà a creare i suoi capolavori? Come sceglie i personaggi dei film? Che cosa succede in realtà sul set di Federico? E quand'è cominciato tutto questo? E dove andrà a parare? Il «filmettino» 'Intervista' finge di dare una risposta alle eterne domande della fellinologia, attribuendole in gran parte all'insistente e cerimoniosa curiosità di un gruppo di intervistatori della TV giapponese. Mettendosi in prima persona al centro dello schermo, nel diario frammentato della preparazione di un immaginario film tratto da Amerika di Kafka, Fellini maestro dell'intervista finge di autointervistarsi in un giocoso incalzare di ricordi e simulazioni. L'effetto è quello di un 8 ½ con Federico in persona al posto di Mastroianni, ancora più deciso a dire "io" che nel suo capolavoro del '63. Mastroianni è presente "as himself", brutalmente invecchiato e infilato nel frac turchino di un Mandrake pubblicitario, a fianco di un'Anita Ekberg anche lei maltrattata dagli anni che ci separano da 'La dolce vita'. Premiato a Cannes benché fuori concorso, trionfatore a Mosca, acclamato a Locarno, a Montreal e ovunque, 'Intervista' conferma l'ambigua disponibilità del suo autore alla confessione disarmata e alla bugia spudorata, alla cronaca divertita e alla fantasticheria senza rete. Filmato sulla realtà, il film finisce per essere una delle fantasie più libere scaturite dalla mente del suo autore. Il quale, anche come interprete di se stesso, appare naturale ai limiti della totale reinvenzione." (Tullio Kezich, 'Panorama', 1987)

I"l film, oltre a una fotografia (di Delli Colli) e a luci esemplari, conta una seducente colonna sonora: è di Nicola Piovani, il quale aggiunge ad un simpatico omaggio a Nino Rota, il richiamo stuzzicante di molti celebri ritmi di un jazz d'epoca." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 103, 1987).
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