I nostri mariti

ITALIA, FRANCIA - 1966
I nostri mariti
"Il marito di Roberta" (o "Un matrimonio difficile") - Un giovanotto sposa una ragazza che nonostante i suoi modi un po' virili lo attira per la sua bellezza. Una volta celebrato il matrimonio, la donna si rifiuta di sottostare ai suoi doveri coniugali e, qualche tempo dopo, reagisce alle insistenze del marito affrontando un intervento chirurgico che la rende uomo.

"Il marito di Attilia" (o "Nei secoli fedeli") - Un malvivente ricercato dalla polizia viene intrappolato grazie all'uso inconsapevole della moglie, di cui è gelosissimo, come specchietto. Quando la polizia irrompe nella sua casa dove si trova l'agente che si è finto amante della moglie, il ricercato dichiara d'esser ben felice di scoprire che si trattava di un tranello della polizia e non di un tradimento.

"Il marito di Olga" (o "Il complesso di Angelotto") - A Bergamo un giovane conosce e sposa una bella ragazza che dalla zia eredita un grosso patrimonio vincolato alla nascita di un rampollo. La clausola preoccupa talmente il marito che, non riuscendo ad avere rapporti con la moglie, per entrare in possesso della sospirata eredità, dovrà permettere alla moglie di ottenere il figlio da un collega.
  • Episodi: Il marito di Roberta - Il marito di Attilia - Il marito di Olga
  • Altri titoli:
    Nei secoli fedeli
    Il complesso di Angelotto
    Un matrimonio difficile
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, 35 MM
  • Tratto da: l'episodio "Il marito di Olga" è tratto dal racconto "L'eredità" di Guy De Maupassant
  • Produzione: GIANNI HECHT LUCARI PER DOCUMENTO FILM (ROMA), LES FILMS CORONA (PARIGI)
  • Distribuzione: EURO INTERNATIONAL FILM

NOTE

- "IL MARITO DI ROBERTA" HA ANCHE COME TITOLO "UN MATRIMONIO DIFFICILE", "IL MATRIMONIO DI ATTILIA" QUELLO DI "NEI SECOLI FEDELI" E "IL MATRIMONIO DI OLGA" "IL COMPLESSO DI ANGELOTTO".

CRITICA

"Il film ritorna alla formula più trita di un recente, infelice passato. Infatti, concepiti come una serie di barzellette piacenti, i singoli episodi mancano di sufficiente struttura drammatica, di autenticità nei personaggi ed affidano il successo alle singole battute ed ai colpi di scena". ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 60, 1966)

"[...] Forse l'occasione che avrebbe potuto stimolare [...] un ripensamento sulla situazione dello stato matrimoniale in Italia, è caduta dentro ad un focolaio di compromessi e di rinunce, per correre appresso a un genere spettacolare solleticante le epidermidi di un pubblico più grossolano. [...] Non ce la prendiamo col pubblico, ma con quelli che [gli] si rivolgono [...] facendogli capire d'essere ancora intellettualmente depresso. [...] I soliti luoghi comuni sul matrimonio e sulle donne, sul periodo del matriarcato e sul presunto tradimento [...] storielle [cui] siamo ormai adusati da tempo". (Francesco Dorigo, "Cineforum", 58/59, novembre 1966).
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