FABIOLA

ITALIA - 1948
Rhual, giovane gallo di forme atletiche, viene invitato a esibirsi come gladiatore nella villa del Senatore Fabio Severo. Nei pressi della villa, Rhual incontra una ragazza: i due giovani si sentono irresistibilmente attratti e tra essi divampa la passione. Più tardi Rhual apprenderà che la fanciulla è Fabiola, figlia di Fabio Severo. Questi viene misteriosamente ucciso quella notte: dell'assassinio vengono falsamente accusati i cristiani. Fabiola avvicina i cristiani nelle catacombe e si convince della loro innocenza. Ha dei sospetti su Rhual ma interrogata dal tribunale, accusa i cristiani, mentre Rhual li difende, proclamandosi egli stesso cristiano. Si scatena la persecuzione: molti cristiani sono uccisi, altri imprigionati. Fabiola ottiene la libertà per Rhual, ma questi la respinge. Il centurione Sebastiano, denunciato come cristiano, muore martire: Fabiola si schiera coi perseguitati. Nell'arena, Rhual affronta inerme vari gladiatori e li batte, ma non li uccide. Esausto, sta per soccombere ma, vinti dal suo esempio, i gladiatori gettano le armi. Intanto le avanguardie di Costantino appaiono sugli spalti, portando, sui loro vessilli, il segno di Cristo.

CAST

NOTE

IL FILM E' COSTATO 5OO MILIONI E NE HA INCASSATI 513.750.000.
ARCHITETTI: ALDO TOMMASINI E FRANCO LOLLI -COSTUMI: VENIERO COLASANTI.
CONSULENZA ARTISTICA E LETTERARIA DI GIUSEPPE DELLA TORRE (NON ACCREDITATO)
COLLABORAZIONE ALLA SCENEGGIATURA, NON ACCREDITATA, DI: RENATO CASTELLANI, ALBERTO VECCHIETTI, SUSO CECCHI D'AMICO, EMILIO CECCHI, LIONELLO DE FELICE, UMBERTO BARBARO.
UN CARTELLO ALL'INIZIO DEL FILM AVVERTE CHE:"IL FILM E' DEDICATO AI PERSEGUITATI, AGLI OFFESI, ALLE VITTIME DI OGNI VIOLENZA"
PAOLO FERRARI, ALLORA BAMBINO RISULTA NEI TITOLI COME COME "TAO"
COLL. ALLA REGIA: MARIO CHIARI. - ASSISTENTE ALLA REGIA: LIONELLO DE FELICE.
MUSICHE DIRETTE DA: WILLY FERRERO.

CRITICA

"[...] Ingiusta ci pare l'accusa di falsi e cartapeste che sarebbero molto evidenti in "Fabiola:" dove cuoi e metalli, vesti e armamenti, sono spesso autentici, tanto che proprio in tali voci è da ricercare una delle ragioni dell'alto costo del film. La tenacia e lo sforzo che hanno portato a termine questa complessa fatica non sono comuni e fuor di luogo ci appare qualunque immotivata svalutazione di un film che, se mai, non doveva essere fatto, per dare modo ad altri dieci di prenderle il posto [...]". (Mario Verdone, "Bianco e Nero", n. 3 del 1949).
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