Del perduto amore

ITALIA - 1998
Del perduto amore
Don Gerardo, parroco in un piccolo paese del sud Italia, va con la memoria alla propria adolescenza quando, nel 1958, appena 14enne, torna a casa dopo essere stato espulso dal collegio forse per un episodio di omosessualità. In famiglia e con i coetanei Gerardo si sente a disagio, mentre è sempre più attratto da Liliana, ragazza ventenne e militante comunista, osteggiata e insieme ammirata dall'intera comunità. Liliana è insegnante e, tra mille difficoltà, riesce a creare, in una vecchia stalla abbandonata, un luogo dove insegna a delle ragazze non in grado di andare alla scuola pubblica. Gerardo, tenendosi in disparte, è presente a queste lezioni, attratto dallo spirito di servizio e di sacrificio che la ragazza mette nella propria attività. Intanto arriva la campagna elettorale per il rinnovo delle cariche comunali. Liliana si candida con il PCI e scopre allora con chiarezza le tante pressioni, anche dentro il partito, che esistono contro di lei. Anche le voci su una sua relazione con Satriano, medico del paese, la mettono in forte difficoltà. Durante il comizio di chiusura, Liliana sul palco ha un malore e poco dopo muore. Il parroco, don Gaetano, rifiuta di dare i conforti religiosi al funerale e chiude i portali della chiesa. Dentro quella stessa chiesa, il piccolo Gerardo di allora è oggi diventato a sua volta parroco.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: GIOVANNI DI CLEMENTE PER CLEMI CINEMATOGRAFICA., RAI-CINEMAFICTION
  • Distribuzione: CDI-BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (1998) - MEDUSA VIDEO, MFD HOME VIDEO.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1998.

- IL FILM E' DEDICATO ALLA MEMORIA DELL'ATTORE VITTORIO MEZZOGIORNO.

- CIAK D'ORO 1999 A GIOVANNA MEZZOGIORNO COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA.

- DAVID DI DONATELLO 1999 A FABRIZIO BENTIVOGLIO COME MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Il regista-attore Michele Placido ha detto di non aver voluto fare un film sul Sud ma sugli esseri umani, con grandi sentimenti, grandi passioni, grandi temi e che avrebbe potuto essere ambientato in qualsiasi parte del mondo. Ciò è da condividere, se ci si ferma alla realizzazione: immagini in cinemascope di bel respiro ambientale e descrittivo, accuratezza della ricostruzione, efficacissima prova degli attori. Ma i contenuti sembrano essere difficilmente estrapolabili da quel contesto italiano per essere collocati in altri scenari. Placido descrive il sud Italia alla fine degli anni '50 con annotazioni per molti versi sicuramente realistiche ma per altri viste troppo con l'occhio deformante dell'oggi. Anche se ispirato a un personaggio (Liliana) realmente esistito, il film risulta sbilanciato dalla rappresentazione facile e senza sfumature di troppi stereotipi dell'Italia di allora." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 126, 1998)
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