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La bola negra (2026)
Toronto chiude, la corsa agli Oscar può cominciare davvero. A vincere il People’s Choice Award della 51ª edizione del TIFF è La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, mentre Elsinore di Simon Stone conquista l’International People’s Choice Award. Due riconoscimenti che confermano i due film come contendenti ancora più seri per gli Academy Awards del 14 marzo 2027.
Soprattutto il caso di La Bola Negra non è da sottovalutare. Il premio del pubblico di Toronto è storicamente uno dei termometri più affidabili della stagione americana: tra i vincitori del passato figurano futuri Oscar al miglior film come Nomadland, Green Book, 12 anni schiavo, Il discorso del re, The Millionaire e American Beauty. Quasi tutti i vincitori dal 2012 in poi sono inoltre arrivati almeno alla candidatura al miglior film.
Per Los Javis (il sodalizio creativo spagnolo formato da Javier Calvo e Javier Ambrossi, sceneggiatori, registi e produttori del film) è il secondo risultato pesante della stagione dopo il premio per la regia conquistato a Cannes. Il film attraversa tre epoche della storia spagnola - 1932, 1937 e 2017 - attraverso vite omosessuali legate dal desiderio, dalla repressione e dalla necessità di affermare la propria identità. Una sorta di controcanto sentimentale della Spagna, che sostituisce alla genealogia ufficiale di una nazione quella delle esistenze rimaste ai suoi margini.
Sostenuto dalla critica e da Netflix (che gli concederà negli USA una finestra cinematografica di 47 giorni: uscita il 16 ottobre e streaming dal 2 dicembre), La Bola Negra esce ulteriormente rafforzato da Toronto, mostrando come una storia queer, in lingua spagnola e dalla forte ambizione storica, possa raggiungere anche un pubblico generalista. È il primo film non in lingua inglese a vincere il principale premio del pubblico del TIFF dal 2011. La Spagna lo ha già scelto per rappresentarla nella corsa al miglior film internazionale.
Alle sue spalle, nel voto generale del pubblico, si piazzano I Play Rocky di Peter Farrelly e secondo Being Heumann di Siân Heder. Anche I Play Rocky, dedicato alla nascita di Rocky e interpretato da Anthony Ippolito nei panni di Sylvester Stallone, esce dunque da Toronto con buone credenziali per la stagione dei premi.


Elsinore (2026)
Il secondo titolo da segnare in rosso è Elsinore. Il film di Simon Stone ha conquistato l’International People’s Choice Award, davanti a Possible Love di Lee Chang-dong e The Assassin(s) di Hur Jin-ho. Qui c’è anche un pezzo d’Italia: Elsinore è una coproduzione britannica, americana e italiana che coinvolge Lucky Red, Andrea Occhipinti e Stefano Massenzi, con Valerio Bonelli al montaggio.
Andrew Scott interpreta Ian Charleson, l’attore scozzese di Momenti di gloria che nel 1989, già gravemente malato di AIDS, sostituì Daniel Day-Lewis nell’Amleto del National Theatre. Charleson sarebbe morto pochi mesi dopo, a quarant’anni. La performance di Scott è già entrata stabilmente nella conversazione per l’Oscar al miglior attore.
Il resto del palmarès tocca i quattro angoli del globo. Il Platform Prize va all’indiano Angh di Theja Rio, racconto dell’incontro traumatico tra una cultura tribale e l'arrivo di un missionario cristiano negli anni Sessanta; Brace Your Heart di Amanda Kernell riceve lo Special Jury Award. Il NETPAC Award premia invece Thirteen in Gaza del palestinese Hosam Abu Dan, centrato sulla vita di una tredicenne in un campo profughi della Striscia durante la guerra. Il FIPRESCI va ad Ancestors di David Turpin.
Nel Midnight Madness vince Ladies and Gentlemen, Brian Mulroney di Matthew Rankin, davanti a L’estranea di Paolo Strippoli, secondo, e Arrested Memory di SABU. Tra i documentari il premio del pubblico va a Darlene Love: I Know Where I've Been di Barry Avrich.
Una corsa che si allarga
Dopo Cannes, Venezia, Telluride e TIFF la fotografia della stagione degli Oscar comincia a essere più nitida.


The Debut (2026)
The Odyssey di Christopher Nolan rimane il titolo da battere nella corsa al miglior film; Wild Horse Nine di Martin McDonagh si giocherà le sue carte, soprattutto per la performance di John Malkovich; The Debut di Jesse Eisenberg è uscito da Telluride forte delle critiche entusiaste per Julianne Moore e Paul Giamatti; Digger di Alejandro G. Iñárritu è ancora coperto (uscirà in Italia l’1 ottobre) ma può contare sulla trasformazione di Tom Cruise; Misty Green di Chris Rock ha lanciato Rosalind Eleazar. Restano da scoprire titoli come Artificial di Luca Guadagnino (lo vedremo a Roma?); Dune: Part Three di Denis Villeneuve; mentre You Can See Everything di Nathan Fielder e Lance Oppenheim è accreditatissimo tra i documentari alla categoria principale. Un lavoro costruito a partire dall’incontro con Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos condannata per frode: 34 giorni prima di entrare in carcere, Holmes invita i due registi a filmare la sua vita privata.
C'è poi il piccolo caso diventato fenomeno: Obsession di Curry Barker, horror a basso costo sul desiderio amoroso che si trasforma letteralmente in possesso. Dopo il successo commerciale e critico, il film ha portato la giovane Inde Navarrette ad auspicare una candidatura come migliore attrice.


Behemoth (2027)
A proposito di attori, occhio a Behemoth! di Tony Gilroy (in uscita negli Stati Uniti il 4 dicembre), dove Pedro Pascal è un violoncellista che torna a Los Angeles dopo vent'anni trascorsi in tournée, in un costruito anche sulla trasformazione performativa.
Non vanno poi dimenticati due grandi titoli di genere. L'ultima missione: Project Hail Mary di Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling, ha unito ottima accoglienza critica e grande risultato commerciale: fantascienza spettacolare, ma costruita attorno all'incontro con l'altro, alla cooperazione e alla scienza come strumento di salvezza. È il tipo di blockbuster che può ambire alle categorie tecniche e provare poi ad allargare il proprio spazio nella corsa principale.
E resta da vedere Wildwood di Travis Knight, nuovo colossale progetto in stop-motion della Laika, che aprirà l'AFI Fest il 21 ottobre. La storia della giovane Prue, che si inoltra in una foresta proibita per ritrovare il fratellino rapito, porta nuovamente lo studio nel territorio in cui fantasy, infanzia e perturbante si confondono. Il cast di voci comprende Carey Mulligan, Mahershala Ali, Angela Bassett e Richard E. Grant: sulla carta è già uno dei titoli da considerare per il miglior film d'animazione.
Poi ci sono i film che arrivano alla corsa con un premio già pesantissimo alle spalle, come Fjord di Cristian Mungiu, Palma d’oro a Cannes, e ora soprattutto La Bola Negra.
La strada rimane lunga. La shortlist per il miglior film internazionale arriverà il 15 dicembre, le nomination il 21 gennaio 2027, la cerimonia degli Oscar il 14 marzo.
E l’Italia?
Per scoprire il nostro cavallo bisognerà aspettare pochissimo. Il comitato istituito presso l’ANICA si riunirà mercoledì 23 settembre per scegliere il titolo italiano.


Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi in L'estranea. Credits: Paolo Ciriello
Sono 21 i film che hanno presentato la propria candidatura per rappresentare il nostro Paese all’International Feature Film Award, da Succederà questa notte di Nanni Moretti a L'Estranea di Paolo Strippoli, da Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis a Tre ciotole di Isabel Coixet, Primavera di Damiano Michieletto, Gli occhi degli altri di Andrea De Sica e Le cose non dette di Gabriele Muccino.
