«A Stéphane Brizé va il Premio Robert Bresson 2025 per la capacità di parlare dell’uomo e del lavoro, dell’anima e dell’impegno, senza mai sottrarsi alla dignità e alla complessità: il regista e sceneggiatore francese colloca la macchina da presa nelle zone dolenti del nostro stato dell’arte e non scende a compromessi: necessità umana e virtù cinematografica».

A consegnare il riconoscimento al regista francese, S.E.R. Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Mons. Giuseppe Baturi, Stephané Brizé, Alba Rohrwacher
Mons. Giuseppe Baturi, Stephané Brizé, Alba Rohrwacher

Mons. Giuseppe Baturi, Stephané Brizé, Alba Rohrwacher

(Karen Di Paola)

La legge del mercato (2015), In guerra (2018) e Un altro mondo (2021): nessuno come il regista francese Stéphane Brizé ha saputo declinare il mondo del lavoro sul grande schermo, con un battito umanista e una estensione poetica da ridestare sensi e pensieri. Guardia giurata nel primo, sindacalista nel secondo, dirigente d'azienda nel terzo, Vincent Lindon è il suo profeta, attore feticcio, uomo senziente, anima contundente.

Eppure, sarebbe limitante circoscriverne la cinematografia all'ambito lavorativo e occupazionale, giacché Brizé, classe 1966, nativo di Rennes, dall'esordio Le Bleu des villes (1999) all’ultimo, superbo Le occasioni dell’amore (2023), interpretato da Alba Rohrwacher e Guillaume Canet, ha inquadrato campo e cuore, uomo e donna, carne e spirito, ragione e sentimento.

Come nell'adattamento dell'omonimo romanzo di Guy de Maupassant, Una vita (2016), il regista e sceneggiatore sublima il senso dell'esistenza in parole, immagini e missioni. Le mani sporche di lavoro, la coscienza pulita di speculazione, gli occhi per dire di sé, di noi, della vita: lunga un film, larga un'anima.