«Il massimo conflitto possibile è perdere i propri diritti come essere umano. Quando non ti è concessa la libertà di movimento e non hai la possibilità di rivendicare i tuoi diritti attraverso il voto o l'attività politica, spesso non resta che la violenza».

Con queste parole l’attore Mark Ruffalo ha aperto il suo dialogo con gli studenti al Cinema Adriano di Roma. L’incontro si è svolto stamattina dopo la proiezione di Tutto quello che resta di te, film di cui è co-produttore. L’evento è inserito nel progetto ArtMedia Cinema e scuola dell'Associazione Artistic Soul, sostenuto dal Ministero della Cultura e dell'Istruzione e del Merito con il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo.

In platea erano presenti 1500 studenti dei licei di Roma, del Lazio e dell’Abruzzo, oltre a 5000 discenti collegati in diretta da tutta Italia.

Accompagnato dal critico Mario Sesti e con la traduzione di Bruna Cammarano, l’interprete americano ha letto una dichiarazione della regista, attrice, produttrice e sceneggiatrice Cherien Dabis che ha concepito il film come «una storia di palestinese tra tre generazioni familiari con una resilienza assolutamente impossibile da spezzare. È un film che parla di cosa significa sopravvivere a decenni di sovversioni politiche, e di come reclamare la propria umanità come atto di resistenza».

Tutto quello che resta di te
Tutto quello che resta di te

Tutto quello che resta di te

Ruffalo si è soffermato, poi, sui dettagli tecnici e i rischi legati alla realizzazione del film. La troupe si trovava a Gaza per le riprese quando è avvenuto l'attacco del 7 ottobre 2023 ad opera dell’esercito israeliano. Per questo, è dovuta fuggire in Egitto per ultimare il lavoro. «Molte delle location in cui abbiamo girato oggi non esistono più», ha dichiarato l'attore, aggiungendo: «Per ottenere l’autorizzazione a girare a Gaza, la produzione è stata costretta a mentire sul contenuto del film».

Ruffalo ha inoltre ricordato l’impegno della regista Cherien Dabis, che ha coperto personalmente gran parte del budget e ha garantito il pagamento dei compensi a tutti i componenti della troupe rimasti in contesto di guerra.

Spazio poi alle domande sulle difficoltà incontrate nel far circolare il film negli Usa: «Negli Stati Uniti c’è una forma di censura su questo tema. Molti genitori si oppongono alla visione del film da parte dei figli. Nessuno dei grandi distributori ha accettato di acquisirlo, costringendoci di fatto all'autodistribuzione».

L’incontro con i ragazzi e le ragazze è stato l’occasione anche per uno sguardo all’indietro sul suo percorso: «Ho studiato recitazione per sei anni, ho fatto molto teatro, ho letto molti copioni e visto moltissimi film. Fino a 28 anni, però, ho lavorato come barista. – ricorda l’attore – Ho messo, però, l'anima in ogni giorno della mia carriera e alla fine sono riuscito a fare quello che amo».

In chiusura, si è rivolto direttamente agli studenti con un appello: «Non c’è mai stata una generazione così informata e coinvolta nelle questioni globali come la vostra. Vivere in un mondo pacifico è alla nostra portata, ma richiede partecipazione. Partecipate al mondo che volete vedere per costruire la pace».

Prima di lasciare la vivacissima platea, Ruffalo si è concesso un’anticipazione subillina sui suoi progetti futuri: «sto collaborando ad una sceneggiatura che vede Hulk in azione nella Palestina degli anni Quaranta...».