Il ministro all'inaugurazione dell'Italian Pavillon del Lido

(Cinematografo.it/ Adnkronos) "Dove c'è cinema c'è presidio di libertà, c'è presidio di cultura, c'è catena di valore industriale, economico, sociale e di sviluppo". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenendo all'inaugurazione dell'Italian Pavilion all'Hotel Excelsior del Lido, nell'ambito della mostra di Venezia, il padiglione curato da Cinecittà e dalla Direzione generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura.

"Noi - ha detto Giuli - rappresentiamo delle istituzioni, nel mio caso il Ministero della Cultura, e abbiamo il dovere di costruire le condizioni affinché il cinema possa continuare a innovare e a creare, a continuare a esistere come multiverso di arti, catena del valore industriale, immaginazione, organizzazione, libertà, libertà espressiva. Dove c'è cinema c'è presidio di libertà, c'è presidio di cultura, c'è catena di valore industriale, economico, sociale e di sviluppo. E appunto il nostro compito è illuminare quella che Walter Benjamin chiamava la nuova regione della coscienza, che nasce proprio con la cinematografia. Questo è il nostro compito: mettere tutti voi operatori del settore, mettere tutti noi che amiamo il cinema nelle condizioni perché continui a fiorire. Naturalmente nel nostro modo di vederlo e di farlo fiorire come una realtà collettiva, come un pensiero che racconta un'esperienza che ha senso soltanto se è condivisa".

"Questo - ha aggiunto il ministro - è il territorio nel quale il cinema deve continuare ad accompagnarci: il rigore dell'arte, la macchina dei sogni come è stata definita, una sana gestione delle risorse pubbliche che sono le risorse delle vostre, delle nostre tasse, dei contributi di ciascuno di noi".

"Infine, e concludo, mi piace pensare - ha proseguito Giuli - che si arrivi a questo straordinario appuntamento della Biennale Cinematografica di Venezia con uno stil novo, che è un po' ciò che cercavo di sottolineare in apertura. C'è la capacità di far prevalere il dialogo sullo spirito di parte. Questo è fondamentale, fondamentale per tutti, fondamentale per la politica, fondamentale per la coscienza civile di tutti noi, ma anche perché non bisogna mai dimenticare qual è il contesto in cui tutto ciò avviene. Il contesto è un mondo attraversato da guerre, da nuove cortine di ferro, da terribili nuovi fabbisogni di vita per chi la sta perdendo, di libertà, di fabbisogno culturale, appunto. Bisogna sempre ricordarsi che noi facciamo parte del mondo libero ed è per questo, è per questo che la critica, l'autocritica, il confronto anche aspro tra persone che si stimano, si vogliono bene, e tra persone che hanno visioni del mondo a volte anche irriducibili le une con le altre, può avvenire soltanto nel mondo libero. Da una disfatta militare ci si può riprendere, si rinasce. Fin dall'antichità lo sappiamo. Da una disfatta culturale non ci si riprenderà mai. E noi dobbiamo continuare con le nostre mille benedette contraddizioni a rappresentare la libertà", ha concluso.