Ottocento anni fa moriva Francesco d’Assisi. Da allora le arti non hanno mai smesso di cercarlo. Anche il cinema: già nel 1911, a pochi anni dalla sua nascita, la Cines produceva Il Poverello di Assisi per la regia di Enrico Guazzoni. Francesco entrava nelle sale non come figura devozionale ma come simbolo di una nascente identità nazionale. Da quel momento ogni epoca ha riscritto Francesco con le proprie domande. Rossellini non volle raccontarlo ma che accadesse sullo schermo, nella sua disarmante semplicità. Cavani lo filmò nella sua istanza più vera di uomo della terra che cerca la santità, il cielo. Zeffirelli ne fece icona pop, Pasolini lo sovrappose a Totò, tra ironia poetica e desideri di pacificazione sociale.

Mistico, ribelle, riformatore, poeta, santo: ogni film ha trovato in Francesco quello che il proprio tempo cercava. Il Lecco Film Fest (2-5 luglio), alla settima edizione, entra in questo secolo di sguardi non con una rassegna commemorativa ma con un titolo: “Con tutte le sue creature”. E con un’immagine che lo accompagna, l’opera manifesto di Velasco Vitali. Non sono dettagli decorativi ma la provocazione che guida la manifestazione: tutte le creature sono presenze cariche di significato. Ci osservano, ci interrogano, ci invitano a un punto di vista differente sull’esperienza, per collocarci – come persone, come umanità – un poco di lato, per comprendere la realtà nella sua completezza.

Francesco, nel Cantico, tra i primi grandi componimenti poetici della nascente lingua italiana, si rivolge a Dio in seconda persona: Laudato si’, mi’ Signore, cum tutte le tue creature. Nel nostro titolo scriviamo “le sue creature”. Uno spostamento di sguardo: dal “tu” della preghiera al “lui” del racconto, dall’adorazione all’osservazione. Non è una correzione al Santo. È un prestito che portiamo nello spazio del cinema, dove si generano creature, personaggi, storie, immagini: un luogo in cui chi fa arte trasfigurando il reale, dà forma a ciò che prima non esisteva per consegnarlo allo spettatore.

Questa edizione prende sul serio l’idea che nessuna storia sia insignificante, nessuno sguardo trascurabile, a partire da quello femminile. Atto inaugurale sarà la proiezione del già citato primo film su Francesco; l’ultimo, la premiazione dei giovanissimi registi che durante il LeccoFilmFest hanno vissuto un’importante esperienza residenziale di formazione: una sorta di staffetta tra la storia e il futuro, tra la dimensione universale del cinema e la puntualità di cineasti al debutto e il territorio che dona vita all’iniziativa. Il luogo che accoglie inizio e fine è una delle novità di quest’anno: il rinnovato e magnifico Teatro della Società di Lecco.

Il Festival, oltre ai luoghi canonici (le piazze Garibaldi e XX Settembre, il cinema Aquilone, le sedi della formazione e dei workshop), aggiunge due nuove “case”: il cinema Cenacolo Francescano, dove vedremo Francesco giullare di Dio di Rossellini, e Olivedo Lido di Varenna, perla del Lago di Como, dove in notturna proietteremo Metropolis di Fritz Lang, capolavoro muto del 1927, distopicamente ambientato nel 2026. Grazie a Boosta accadrà rinnovato, con un dj set da lui curato e sue esecuzioni originali. Come sempre, tanti e qualificati gli ospiti, o meglio gli amici della Fondazione Ente dello Spettacolo che saranno a Lecco.

Tra loro, per conto di tutti, uno merita di essere citato: Stéphane Brizé, regista francese tra i più rigorosi del cinema europeo contemporaneo, al quale dedichiamo la proiezione di quattro suoi titoli. I suoi lavori osservano le fragilità dell’esistenza, delle relazioni, del lavoro, con uno stile sobrio che lascia ai personaggi – mai degli eroi ma dei “resistenti” – il compito di rivelarsi. È un cinema che nomina le persone una ad una, senza retorica: la stessa attenzione che il Cantico riserva a ogni creatura, chiamata per nome e non confusa nella massa. Ed è qui che il titolo smette di essere solo un’ispirazione tematica e diventa metodo.

Questo festival esiste grazie alla moltitudine di creature che lo abitano – attori, registi, spettatori, partner, studenti, giornalisti, ospiti, organizzatori, volontari, istituzioni – e nessuna di esse è accessoria. I giovani, innanzitutto: Nuovi Talenti Lab accompagna registi under 35 verso il loro primo lungometraggio; Opera Prima avvicina gli studenti delle scuole superiori alla scrittura audiovisiva; la redazione giovani affianca lo staff giornalistico per comunicare ciò che accade. E poi i volontari, che del festival sono il cuore prima che il supporto: accolgono e accompagnano pubblico e ospiti con letizia francescana. Confindustria Lecco Sondrio da sette edizioni crede in questa scommessa e la sostiene con la determinazione di chi ha scelto di fare della cultura un atto di responsabilità d’impresa: l’alleanza con Fondazione Ente dello Spettacolo è la sorgente di un progetto di lungo periodo.

La rinnovata collaborazione con le istituzioni locali, le aziende e gli sponsor sono il miglior incoraggiamento per proseguire in questa impresa con il desiderio di approfondirne la visione. Una scena accadrà nei giorni del LeccoFilmFest e ne esprimerà il senso complessivo: un giovane che dà il via al suo primo lavoro, premiato da un grande maestro del cinema europeo, a fianco dei volontari che lo accompagnano, scrutati dall’uccello immaginifico simbolo di questa edizione, in una città che per quattro giorni sospende la propria indefessa laboriosità per nutrire cuore e anima e sostenere lo spettacolo delle creature che il cinema racconta.