“Credo che a causa della ‘sanificazione’ della cultura qualsiasi cosa sia pericolosa, controversa, di confronto, singolare o trasgressiva incontri resistenza”.

A parlare è il regista e sceneggiatore danese Nicolas Winding Refn venuto in Italia per presentare il suo film Her Private Hell, nelle sale italiane distribuito da MUBI.

Fuori concorso allo scorso Festival di Cannes, il film è un ipnotico thriller ambientato in una metropoli futuristica. Protagonista Sophie Thatcher nel ruolo di un’attrice/modella che cerca di riallacciare i rapporti con un padre assente. La sua vicenda si intreccerà con quella di un soldato americano che in passato ha perso sua figlia e lotta per tentare di salvarla dall’inferno.

Ma che cosa è per Refn l’inferno? “Difficile rispondere. È un dilemma comune a tutti. Credo che il problema principale con cui oggi stiamo lottando sia la disuguaglianza. Il mondo sta diventando sempre più disuguale e non credo che la nostra sia una società sana nella quale fare crescere i nostri figli. L’arte può riuscire a fare comprendere la vita in modi diversi e indirizzare verso ciò che ha davvero valore”.

Her Private Hell
Her Private Hell

Her Private Hell

E su Her Private Hell, realizzato a dieci anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio da regista, ovvero The Neon Demon (2016), dice: “Tutto è partito da due idee: una giovane donna che arriva in una città che non esiste e un detective che va all’inferno dove tutto è artificiale. Non avevo mai fatto un film così fantascientifico e artificiale, quindi ho costruito tutto in studio. Ho costruito una forma quasi nuova di realtà che avesse un’estetica cyberpunk”.

Una realtà che oggi deve sempre più fare i conti con l’IA anche se Refn definisce il suo come un film che “sfugge all’algoritmo”.

“Penso che le esperienze siano molto più interessanti. L’algoritmo si limita a nutrirti con ciò che vuoi vedere o desideri senza metterti alla prova. Tutto questo è molto triste. Vengo da tempi in cui andavi al cinema e c’erano diversi tipi di film. Andavi a vedere di tutto. Ora in tv passi più tempo a cercare cosa non guardare. L’IA è qualcosa di diverso perché è anche uno strumento che tutti usiamo. In qualche misura è nel nostro Dna. Ma non penso che un film fatto dall’IA sarebbe interessante. Non mi affascina”.

In Her Private Hell Refn ha collaborato per la prima volta con il compositore italiano Pino Donaggio, che ha lavorato in passato con Dario Argento e con Brian De Palma. “Volevo fare un’opera e per farlo avevo bisogno di un compositore cinematografico che conoscesse l’opera. La composizione per il cinema è un talento molto specifico e devi padroneggiarlo in modo accurato. Così ho deciso di andare in Italia, perché pensavo fosse da lì che venivano i grandi compositori. Tutti i compositori che ricordavo per il loro contributo non c'erano più, erano tutti morti. Ma fortunatamente l'unico ancora vivo era Pino Donaggio, che era probabilmente quello da cui avevo tratto più ispirazione nel corso degli anni.

Pino è stato molto pratico e disponibile. Ha fatto così tanti film che non credo che nulla lo spaventi. Da lì abbiamo iniziato a lavorare: lui mi mandava i brani, io ascoltavo, davo feedback, note, lui cambiava e poi passavamo al successivo. È stata una collaborazione molto intensa”.  

Nicolas Winding Refn - Foto Casper Sejersen
Nicolas Winding Refn - Foto Casper Sejersen

Nicolas Winding Refn - Foto Casper Sejersen

Mentre sulla giovane protagonista, l’attrice statunitense Sophie Tatcher, dice: “Ho fatto un casting molto lungo. Per The Neon Demon abbiamo visto circa 10.000 candidature per la protagonista. In questo caso anche ho visto tantissime attrici e Sophie è arrivata molto tardi. Quando non so esattamente cosa sto cercando, prego che ciò che cerco si riveli da solo senza che io lo sappia. Lei è stata chiarissima nella mia testa nel momento in cui l'ho vista. È venuta per un incontro generale prima del suo provino e ho capito subito che era lei. C'era qualcosa nella sua personalità e nel modo in cui veniva fotografata che mi ha fatto sentire che sarebbe stata la persona giusta. Inoltre, ha questa voce quasi rauca. Un po’ come un’aliena”.

Infine su Drive, film del 2011 da lui diretto e interpretato da Ryan Gosling e Carey Mulligan, entrato così tanto nel cuore delle persone, dice: “Sono molto felice che alla gente piaccia quello che ho fattoi. È meraviglioso portare gioia o significato nella vita delle persone attraverso quello che fai. Essere in Italia, firmare autografi e vedere che la gente ama ancora i film che ho realizzato mi fa sentire che tutto il duro lavoro svolto ha un valore. È una grande storia d'amore tra me e il pubblico”.