(Cinematografo/Adnkronos) – Dean Tavoularis, uno dei più influenti scenografi della storia di Hollywood, figura centrale della grande stagione del cinema americano tra anni Sessanta e Ottanta, ma anche di un’intera idea di produzione cinematografica fondata sulla costruzione artigianale e visionaria degli spazi filmici, è morto giovedì 23 aprile a Parigi all’età di 93 anni.

Tavoularis è stato per oltre vent’anni il direttore artistico di riferimento del regista Francis Ford Coppola, contribuendo in modo determinante all’immaginario visivo di opere come "Il Padrino", "Il Padrino - Parte II", "Il Padrino - Parte III", "La conversazione", "Apocalypse Now" (dove incontrò la sua futura moglie, l'attrice francese Aurore Clément), "Rusty il selvaggio" e "Tucker: un uomo e il suo sogno". Il suo lavoro gli è valso l’Oscar per la migliore scenografia nel 1975 per "Il Padrino - Parte II", oltre a numerose altre candidature e riconoscimenti internazionali, tra cui un premio Bafta.

Nato a Lowell, nel Massachusetts, il 18 maggio 1932 da genitori greci e cresciuto a Los Angeles, Tavoularis si era formato tra architettura e arti visive prima di entrare nel sistema degli studi hollywoodiani. I suoi primi passi nell’industria cinematografica avvengono alla Disney negli anni Cinquanta, dove lavora a classici dell’animazione e della produzione live action come "La bella e la bestia" e "Mary Poppins", per poi approdare a film di grande successo come "20.000 leghe sotto i mari" e "Il grande colpo di San Francisco".

La svolta arriva alla fine degli anni Sessanta con "Gangster Story" (1967) di Arthur Penn, film che segna una nuova estetica del cinema americano e che impone Tavoularis come uno dei più innovativi art director della sua generazione. Da quel momento la sua carriera si intreccia con i nomi più importanti del cinema internazionale: Michelangelo Antonioni lo vuole per "Zabriskie Point" (1970), mentre Roman Polanski lo coinvolge in diverse produzioni, fino a "La nona porta" (1999) e "Carnage" (2011).

Ma è il sodalizio con Francis Ford Coppola a definire la sua eredità artistica. Dal 1972 al 1996 Tavoularis diventa il principale architetto visivo del “mondo Coppola”, contribuendo a costruire ambientazioni diventate simboliche nella storia del cinema: le dimore dei Corleone, la New York degli anni Venti e la giungla del Vietnam in "Apocalypse Now", fino alle atmosfere decadenti e barocche di "Un sogno lungo un giorno" (1981). Proprio Coppola, in un messaggio di cordoglio, ha ricordato il collaboratore come “un grande artista, un grande amico e una figura fondamentale per la mia vita e il mio lavoro”, sottolineando il ruolo decisivo avuto da Tavoularis nella definizione della sua poetica cinematografica.

Nonostante il successo, la carriera del scenografo non è stata priva di difficoltà. Dopo il flop commerciale di "Un sogno lungo un giorno", Tavoularis ha raccontato di essere stato per anni emarginato da Hollywood, esperienza che lo ha portato a lavorare anche lontano dai grandi set, dedicandosi alla pittura e ad attività artistiche parallele. Il suo stile, caratterizzato da una straordinaria attenzione al dettaglio storico e da una capacità unica di trasformare gli spazi in narrazione visiva, ha contribuito a ridefinire il ruolo dello scenografo nel cinema contemporaneo. Le sue ambientazioni non erano semplici fondali, ma veri e propri dispositivi narrativi capaci di raccontare potere, declino, memoria e conflitto. Negli ultimi anni Tavoularis aveva diradato le sue apparizioni nel cinema, pur mantenendo legami con il mondo artistico e collaborando ancora con Coppola in progetti collaterali, tra cui il design legato alle sue attività vinicole in California.